
In una seduta notturna del 3 ottobre, il Consiglio Nazionale svizzero (camera bassa) ha votato all'unanimità a favore di una mozione del Partito Liberale-Radicale (FDP) che obbliga il Consiglio Federale a elaborare un piano vincolante per la revisione dello status di asilo di circa 17.000 cittadini siriani residenti in Svizzera con permessi di rifugiato o protezione provvisoria. La mozione chiede alla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) di riesaminare i casi concessi esclusivamente per opposizione politica al regime di Assad e di considerare le condizioni di sicurezza oggi molto diverse nelle varie regioni della Siria. Sebbene la Svizzera segua attualmente la posizione dell’UNHCR secondo cui la Siria non è sicura per i rimpatri forzati, gli autori sostengono che la situazione si sia evoluta in modo disomogeneo e che una protezione generalizzata non sia più giustificata. Se il Consiglio degli Stati (camera alta) approverà la mozione entro fine mese, la SEM dovrà definire criteri per le rivalutazioni caso per caso, riferire regolarmente al Parlamento e intensificare la cooperazione con le autorità cantonali e i partner internazionali, in particolare l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Priorità sarà data ai programmi di ritorno assistito e volontario con aiuti di reintegrazione a breve termine, ma il testo prevede anche l’esecuzione di ordini di espulsione contro criminali la cui rimozione è stata confermata dai tribunali. Per datori di lavoro, università e uffici migratori cantonali, il piano potrebbe comportare un aumento delle revisioni dei permessi, delle richieste di documenti di viaggio e dei ricorsi. Gli avvocati specializzati in migrazione sottolineano che la Svizzera non ha effettuato rimpatri forzati in Siria dal 2012; qualsiasi cambiamento rappresenterebbe quindi una svolta significativa e potrebbe dare luogo a contenziosi presso il Tribunale Amministrativo Federale e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. I responsabili dei viaggi d’affari dovrebbero monitorare attentamente gli sviluppi: i lavoratori siriani con permessi provvisori (status F) potrebbero essere sottoposti a controlli più rigorosi al rinnovo delle autorizzazioni di lavoro, e i team HR dovrebbero prepararsi a documentare la necessità continua e gli sforzi di integrazione. Le aziende impegnate in progetti umanitari o di ricostruzione in Siria vorranno inoltre chiarimenti su come saranno strutturati e finanziati i pacchetti di ritorno volontario.
Fonte: ANHA
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