
Il governo Albanese ha annunciato la riforma più radicale degli ultimi dieci anni per il visto studentesco australiano (Subclass 500), pubblicando nuove normative il 2 ottobre e ufficializzando le misure il 5 ottobre. Da questa settimana, la maggior parte dei titolari di visti temporanei già presenti in Australia non potrà più richiedere un nuovo visto studentesco dall’interno del paese; i familiari accompagnatori saranno soggetti a un numero molto limitato di eccezioni; e le regole per il cambio di corso sono state estese da sei a dodici mesi. Le autorità spiegano che l’obiettivo è contrastare il fenomeno del “visa-hopping”, ovvero il passaggio da un visto temporaneo all’altro per prolungare la permanenza senza avanzare verso la migrazione qualificata.
La riforma segue una revisione durata 12 mesi da parte del Ministero degli Affari Interni, che ha rilevato che una domanda su quattro per il visto studentesco on-shore è stata presentata da persone che avevano già trascorso più di quattro anni in Australia con altri visti temporanei. Il Ministro dell’Istruzione Jason Clare sostiene che stringere i controlli proteggerà la reputazione del settore dell’istruzione internazionale australiano, che vale 48 miliardi di dollari, e libererà risorse per l’elaborazione delle domande di studenti genuini.
I gruppi di settore appoggiano in linea di massima questa spinta all’integrità, ma avvertono che le modifiche potrebbero causare un calo temporaneo dei ricavi per le scuole di livello inferiore che dipendono dalle iscrizioni on-shore. In pratica, i backpacker con visti Working Holiday, i laureati con visti Temporary Graduate e i visitatori con visti Subclass 600 dovranno ora lasciare l’Australia prima di poter richiedere un visto studentesco. Le istituzioni sono state invitate ad aggiornare immediatamente il materiale promozionale e a verificare le lettere di offerta attuali, poiché gli studenti in fase di domanda potrebbero dover posticipare l’inizio dei corsi.
Anche i datori di lavoro che utilizzano i visti studenteschi per coprire posti di lavoro part-time dovranno prepararsi a un bacino di candidati on-shore più ristretto. Gli agenti di migrazione prevedono un aumento delle domande presentate dall’estero, soprattutto da mercati in forte crescita come India, Nepal e Filippine, con possibile allungamento dei tempi di valutazione presso le ambasciate di questi paesi.
Per i responsabili della mobilità aziendale, la novità più rilevante è che i figli a carico dei dipendenti non avranno più un accesso automatico al visto studentesco, a meno che il richiedente principale non stia studiando un master di ricerca o un dottorato in un settore prioritario. I team HR che sponsorizzano personale in Australia dovranno quindi prevedere costi scolastici più elevati o valutare visti alternativi, come il Temporary Skill Shortage (TSS), che consentono ai familiari di frequentare scuole pubbliche con tariffe statali.
Il Ministero degli Affari Interni monitorerà l’impatto delle nuove regole nei prossimi sei mesi e ha annunciato il lancio di un nuovo canale “Student Transfer” all’inizio del 2027, pensato per agevolare la transizione rapida verso visti qualificati per i laureati più meritevoli. Nel frattempo, aziende e istituti educativi devono aspettarsi controlli più rigorosi sulla capacità finanziaria e tassi di rifiuto più alti per i mercati a basso rischio, che in passato venivano gestiti con procedure semplificate.
La riforma segue una revisione durata 12 mesi da parte del Ministero degli Affari Interni, che ha rilevato che una domanda su quattro per il visto studentesco on-shore è stata presentata da persone che avevano già trascorso più di quattro anni in Australia con altri visti temporanei. Il Ministro dell’Istruzione Jason Clare sostiene che stringere i controlli proteggerà la reputazione del settore dell’istruzione internazionale australiano, che vale 48 miliardi di dollari, e libererà risorse per l’elaborazione delle domande di studenti genuini.
I gruppi di settore appoggiano in linea di massima questa spinta all’integrità, ma avvertono che le modifiche potrebbero causare un calo temporaneo dei ricavi per le scuole di livello inferiore che dipendono dalle iscrizioni on-shore. In pratica, i backpacker con visti Working Holiday, i laureati con visti Temporary Graduate e i visitatori con visti Subclass 600 dovranno ora lasciare l’Australia prima di poter richiedere un visto studentesco. Le istituzioni sono state invitate ad aggiornare immediatamente il materiale promozionale e a verificare le lettere di offerta attuali, poiché gli studenti in fase di domanda potrebbero dover posticipare l’inizio dei corsi.
Anche i datori di lavoro che utilizzano i visti studenteschi per coprire posti di lavoro part-time dovranno prepararsi a un bacino di candidati on-shore più ristretto. Gli agenti di migrazione prevedono un aumento delle domande presentate dall’estero, soprattutto da mercati in forte crescita come India, Nepal e Filippine, con possibile allungamento dei tempi di valutazione presso le ambasciate di questi paesi.
Per i responsabili della mobilità aziendale, la novità più rilevante è che i figli a carico dei dipendenti non avranno più un accesso automatico al visto studentesco, a meno che il richiedente principale non stia studiando un master di ricerca o un dottorato in un settore prioritario. I team HR che sponsorizzano personale in Australia dovranno quindi prevedere costi scolastici più elevati o valutare visti alternativi, come il Temporary Skill Shortage (TSS), che consentono ai familiari di frequentare scuole pubbliche con tariffe statali.
Il Ministero degli Affari Interni monitorerà l’impatto delle nuove regole nei prossimi sei mesi e ha annunciato il lancio di un nuovo canale “Student Transfer” all’inizio del 2027, pensato per agevolare la transizione rapida verso visti qualificati per i laureati più meritevoli. Nel frattempo, aziende e istituti educativi devono aspettarsi controlli più rigorosi sulla capacità finanziaria e tassi di rifiuto più alti per i mercati a basso rischio, che in passato venivano gestiti con procedure semplificate.
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