
In un’intervista podcast sorprendentemente schietta pubblicata il 4 ottobre, la Segretaria di Stato per l’Interno Shabana Mahmood ha rivelato che colleghi ministri del governo si rivolgono a lei “ogni settimana o due” con richieste di visti di lavoro accelerati per colmare le carenze di competenze in vari settori. Mahmood ha descritto queste richieste — spesso per saldatori, operatori socio-sanitari e ingegneri digitali — come sintomo di dipartimenti che vedono il reclutamento dall’estero come una “leva facile” anziché investire nella formazione interna. Le dichiarazioni, riportate da diversi media, arrivano a pochi mesi dall’aumento della soglia salariale per i lavoratori qualificati a 44.000 sterline e dal restringimento dei diritti per i familiari dei lavoratori nel settore assistenziale. I funzionari del Tesoro sostengono che queste misure ridurranno la migrazione netta; tuttavia, le parole di Mahmood indicano che la pressione interna per eccezioni rimane forte, evidenziando la tensione tra gli obiettivi di crescita economica e le promesse elettorali di riduzione dell’immigrazione. Per i datori di lavoro, la rivelazione segnala che concessioni ad hoc — come sconti temporanei sui codici SOC o aggiunte per professioni in carenza — potrebbero ancora essere negoziate settore per settore. Ma Mahmood ha avvertito che abusi sulle retribuzioni e condizioni dei lavoratori sponsorizzati porteranno a controlli più severi, indicando che ogni ampliamento delle quote sarà accompagnato da un rafforzamento della vigilanza sulle licenze dei datori di lavoro. Gli esperti di mobilità dovrebbero prepararsi a entrambi gli scenari: possibili aperture mirate in professioni di nicchia e un controllo più rigoroso dei fascicoli di sponsorizzazione. Le aziende che dipendono fortemente dal talento estero potrebbero voler coinvolgere ora le associazioni di categoria per influenzare eventuali esenzioni future, soprattutto in vista delle modifiche alle Regole sull’Immigrazione previste per la primavera 2027, attualmente in consultazione. Sul piano politico, la frustrazione di Mahmood sottolinea il delicato equilibrio del Partito Laburista: soddisfare la domanda di competenze dell’industria senza alienare gli elettori preoccupati per i livelli migratori. Le sue parole potrebbero anticipare iniziative di visti più mirate e legate alle competenze, piuttosto che ampi allentamenti.
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