
La Corte Suprema di Bombay ha fissato per il 26 ottobre un’udienza urgente riguardante un ricorso presentato dall’attore di Bollywood e cittadino statunitense Imran Khan, che contesta un ordine della polizia di Mumbai che gli impone di lasciare l’India entro il 28 ottobre. L’avviso è stato emesso ai sensi degli articoli 7(2)(c) e 29 della Foreigners Act del 1946, dopo che Khan è stato brevemente trattenuto vicino a una protesta antigovernativa. Gli avvocati di Khan sostengono che l’ordine sia «arbitrario, sproporzionato e una violazione della giustizia naturale», sottolineando che l’attore vive in India dall’età di due anni, non ha precedenti penali e nega di aver partecipato a qualsiasi assemblea illegale. Il ricorso chiede inoltre la sospensione delle procedure correlate che potrebbero privarlo dello status di Overseas Citizen of India (OCI). Il caso è seguito con attenzione dagli esperti di mobilità internazionale perché rappresenta una rara verifica giudiziaria del potere esecutivo di espellere sommariamente cittadini stranieri per motivi di sicurezza. I consulenti legali osservano che le stesse disposizioni sono state utilizzate negli ultimi anni per emettere ordini di partenza contro diversi attivisti stranieri, ma pochi hanno impugnato tali decisioni in tribunale. Se la Corte Suprema stabilirà che è necessario fornire motivazioni dettagliate e garantire le tutele del giusto processo prima di emettere un avviso di Leave India, ciò potrebbe spingere il Ministero degli Interni a rivedere le procedure operative standard, rafforzando i diritti procedurali degli espatriati. Nel frattempo, i datori di lavoro dovrebbero monitorare l’esito della vicenda, assicurarsi che il personale espatriato abbia registrazioni FRRO valide e consigliarli di evitare partecipazioni a manifestazioni politiche che potrebbero generare segnalazioni negative da parte della polizia. L’udienza potrebbe inoltre chiarire se lo status OCI, spesso pubblicizzato come un «permesso di ingresso a vita senza visto», offra una protezione aggiuntiva contro l’espulsione sommaria, un tema di crescente interesse per le aziende che dipendono da talenti stranieri residenti a lungo termine.
Fonte: India Today
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