
La maggioranza del Comitato per le Istituzioni Politiche del Gran Consiglio di Berna ha approvato una modifica costituzionale che permetterebbe ai comuni bernesi di decidere se concedere il diritto di voto comunale ai cittadini stranieri. La proposta, presentata il 20 ottobre 2026, limiterebbe il diritto di voto ai titolari di permesso di domicilio C che risiedono in Svizzera da almeno dieci anni, di cui cinque nel cantone e tre mesi nel comune. I sostenitori sostengono che dare voce agli espatriati ben integrati nelle questioni locali — dai bilanci scolastici alla pianificazione territoriale — rafforzerebbe la coesione sociale nel cantone che ospita oltre 160.000 residenti non svizzeri. Modelli simili esistono già nei cantoni Neuchâtel, Giura e Vaud; adottarli nel Berna di lingua tedesca rappresenterebbe un cambiamento simbolico nella politica di integrazione svizzera. La proposta dovrà ancora affrontare un dibattito parlamentare completo e, se approvata, superare un referendum popolare obbligatorio. Le associazioni imprenditoriali seguono con attenzione, poiché una partecipazione civica più semplice è spesso collegata a una maggiore permanenza locale di lavoratori stranieri qualificati. I critici, tra cui il Partito Popolare Svizzero, sostengono che il diritto di voto dovrebbe rimanere legato alla naturalizzazione e non allo status di residenza. Se attuata, la modifica non influirebbe sulle elezioni federali o cantonali, ma potrebbe incidere su questioni come le aliquote fiscali comunali e i progetti infrastrutturali che riguardano i budget per la mobilità aziendale.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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