
Il governo federale svizzero ha silenziosamente deciso di modificare l’Ordinanza sull’Asilo 2, trasferendo ai 26 cantoni – e non più a Berna – la responsabilità di stabilire l’entità dell’assistenza sociale destinata agli ucraini titolari dello status speciale di protezione S. La modifica è urgente, poiché circa 46.000 ucraini avranno vissuto in Svizzera per due anni pieni entro il 1° marzo 2027, diventando così eleggibili per passare dal budget dell’asilo all’assistenza sociale ordinaria. Secondo le regole attuali, riceverebbero la stessa somma base dei cittadini svizzeri, un aumento del 30-40% rispetto alle più contenute indennità concesse ai richiedenti asilo. I direttori finanziari cantonali hanno lanciato l’allarme per un’esplosione dei costi che potrebbe aggiungere centinaia di milioni di franchi ai bilanci sociali locali una volta terminata la compensazione forfettaria federale prevista per il prossimo anno. La bozza di ordinanza concede quindi ai cantoni la libertà legale di fissare i pagamenti in una forbice che va dall’attuale livello di assistenza per richiedenti asilo fino al parametro nazionale per i residenti. La Conferenza dei Direttori Sociali Cantonali (SODK) definisce questa flessibilità “decisiva” per garantire bilanci di integrazione sostenibili, sottolineando come l’assorbimento nel mercato del lavoro degli ucraini rimanga disomogeneo: i tassi di occupazione variano dal 24% nel Giura al 46% a Zurigo. I comuni, che si fanno carico dei costi quotidiani dell’assistenza sociale, hanno accolto positivamente la decisione ma chiedono un ruolo formale nella definizione delle tariffe finali. Le organizzazioni di aiuto Caritas, HEKS e il Consiglio Svizzero per i Rifugiati (SFH) hanno invece criticato duramente la proposta, sostenendo che ridurre i pagamenti al livello previsto per i richiedenti asilo consoliderebbe la povertà, rallenterebbe l’apprendimento della lingua e, alla fine, aumenterebbe i costi di integrazione per scuole e servizi sanitari. I partiti di sinistra temono che tariffe cantonali diseguali possano favorire il “welfare shopping” e costose cause legali per discriminazione ai sensi della Convenzione sui Rifugiati. I gruppi imprenditoriali finora sono rimasti in disparte, ma gli specialisti del trasferimento lavorativo sono in allerta: le aziende che hanno assunto talenti ucraini con il permesso di lavoro S potrebbero dover affrontare aspettative salariali più alte se il sostegno sociale venisse ridotto. Nel frattempo, i responsabili della mobilità internazionale sono invitati a rivedere le indennità interne per situazioni di difficoltà e a prepararsi a maggiori disparità regionali nel costo della vita, soprattutto nei cantoni francofoni che hanno segnalato l’intenzione di mantenere livelli di beneficio più elevati. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia prevede di finalizzare l’ordinanza entro la fine della sessione autunnale, così che i parlamenti cantonali possano adeguare le leggi sull’assistenza sociale in tempo per il passaggio previsto il 1° marzo 2027. In caso di ritardi dovuti a ricorsi legali, i cantoni potrebbero essere costretti a pagare arretrati, un ulteriore incentivo a chiarire rapidamente le regole.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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