
La pressione sul regime di protezione svizzero per le persone in fuga dall’invasione russa dell’Ucraina sta crescendo. Il 19 ottobre 2026, una commissione del parlamento cantonale di San Gallo ha approvato i piani federali che consentono ai cantoni di erogare sussidi sociali ridotti ai rifugiati titolari del permesso temporaneo ‘Status S’. La votazione arriva un giorno dopo che diversi cantoni hanno pubblicamente chiesto maggiore flessibilità per contenere i costi, in un contesto di spese sociali in aumento. Lo Status S garantisce ai profughi ucraini il diritto immediato di soggiorno, di lavoro e di libera circolazione in Svizzera, ed è stato recentemente esteso a livello nazionale fino a marzo 2028. Tuttavia, poiché questo permesso non rientra nel normale canale d’asilo, il contributo federale forfettario ai cantoni è stato ridotto, lasciando agli enti locali una quota maggiore delle spese per alloggio e integrazione. Secondo la bozza di ordinanza federale, i cantoni potrebbero adeguare i pagamenti di sostegno a quelli previsti per i richiedenti asilo, anziché ai livelli dei residenti svizzeri, riducendo i sussidi mensili fino al 30%. Le ONG per i diritti umani, tra cui Caritas e Swiss Refugee Aid, avvertono che questa misura rischia di spingere famiglie già vulnerabili nella povertà e di compromettere gli sforzi di integrazione nel mercato del lavoro. Il Partito Popolare Svizzero di destra sostiene che i tagli siano necessari per mantenere il sostegno pubblico al programma di protezione. Per i datori di lavoro la posta in gioco è alta: oltre 30.000 ucraini hanno trovato impieghi a breve termine o stagionali dal marzo 2022, spesso coprendo carenze nei settori dell’ospitalità e della sanità. La riduzione dei sussidi potrebbe accelerare il passaggio dal welfare al lavoro, ma potrebbe anche mettere sotto pressione i servizi cantonali di collocamento e alimentare dibattiti sulle retribuzioni. I team di mobilità con dipendenti ucraini dovrebbero monitorare i cambiamenti normativi e preparare un supporto HR mirato. Il Consiglio federale dovrebbe finalizzare l’ordinanza a novembre, dopo una breve consultazione, con un’implementazione cantonale possibile da gennaio 2027.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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