
Una proposta provocatoria per riformare il panorama dell’immigrazione lavorativa in Svizzera sta guadagnando attenzione dopo che Alfred Gantner, cofondatore del colosso del private equity Partners Group con sede a Zug, ha dichiarato al quotidiano del weekend “Schweiz am Wochenende” che le aziende dovrebbero pagare una “tassa sull’immigrazione” ogni volta che assumono un cittadino dell’UE. In un’intervista di approfondimento rilasciata a Bloomberg e pubblicata il 19 ottobre 2026, Gantner ha sostenuto che la mobilità lavorativa prevista dall’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra UE e Svizzera ha creato uno squilibrio a sfavore dei talenti locali. La sua proposta è semplice ma controversa: le imprese verserebbero tra l’1% e il 5% dello stipendio lordo del lavoratore straniero per cinque anni, con i proventi redistribuiti ai residenti svizzeri. Un’assunzione a metà carriera con uno stipendio di 81.000 CHF, per esempio, comporterebbe una tassa di circa 20.000 CHF. Gantner afferma che il sistema potrebbe generare 1,35 miliardi di CHF all’anno, abbastanza per garantire a una famiglia svizzera di quattro persone circa 4.000 CHF annui, se i fondi fossero destinati alle fasce di reddito più basse. L’imprenditore ha fondato “Kompass Europa”, un gruppo di pressione contrario a un’integrazione più stretta con l’UE, per promuovere il piano in vista delle elezioni federali del prossimo anno. Gli avvocati specializzati in immigrazione avvertono che l’idea rappresenterebbe una quota finanziaria di fatto in conflitto con i trattati bilaterali e le regole dell’OMC. L’Associazione Svizzera dei Datori di Lavoro ha messo in guardia sul fatto che i costi aggiuntivi per le assunzioni penalizzerebbero le start-up già alle prese con il franco forte, mentre i sindacati temono che le aziende sposteranno semplicemente le assunzioni verso località di near-shoring più economiche anziché investire nella formazione in Svizzera. Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: sebbene si tratti ancora di una proposta, il dibattito segnala un clima politico più rigido per gli specialisti stranieri in Svizzera. I team HR dovrebbero monitorare l’evoluzione parlamentare e prepararsi a simulare scenari di costo totale del lavoro più elevati per i dipendenti UE assegnati nel 2027 e oltre.
Fonte: SWI swissinfo.ch / Bloomberg