
A pochi giorni dal ballottaggio presidenziale in Brasile, nuovi dati pubblicati il 21 ottobre 2026 dal Tribunale Superiore Elettorale (TSE) e analizzati da Folha de S.Paulo rivelano che il 62,7% dei 916.000 brasiliani registrati per votare all’estero ha saltato il primo turno del 4 ottobre. Il motivo principale? La geografia. Molti elettori vivono a centinaia di chilometri dai 181 seggi elettorali brasiliani all’estero, situati solo nelle città con consolati o ambasciate. Mentre il voto è obbligatorio in Brasile, all’estero è facoltativo, ma le multe per l’astensione restano in vigore. Interviste a espatriati a New York, Parigi e Dublino evidenziano altri ostacoli: il costo dei voli nazionali, la paura di incontrare le autorità migratorie negli Stati Uniti per chi è irregolare, e in Europa gli scioperi ferroviari che hanno complicato gli spostamenti nel weekend. Dal punto di vista della mobilità globale, questi dati sono importanti perché la prova di partecipazione elettorale è richiesta per diversi servizi consolari, come il rinnovo del passaporto e alcune categorie di visto per coniugi stranieri di brasiliani. I responsabili HR che assistono dipendenti brasiliani all’estero dovrebbero ricordare loro di giustificare l’assenza tramite l’app del TSE entro 60 giorni o pagare la multa di R$ 3,50 per evitare ritardi burocratici. Il TSE sta valutando l’introduzione di seggi mobili per il 2030 e ha chiesto al ministero degli Esteri dati aggiornati sulle comunità brasiliane per aprire nuove sezioni in hub tecnologici come Austin ed Eindhoven, dove il talento brasiliano è in rapida crescita. ONG hanno lanciato piattaforme di car sharing e raccolte fondi per aiutare gli elettori a raggiungere i consolati il 25 ottobre. Pur non essendo una questione strettamente legata ai visti, l’episodio sottolinea come gli obblighi amministrativi in patria possano influenzare la pianificazione della mobilità internazionale.
Fonte: Folha de S.Paulo