
Parlando con l’agenzia statale BelTA la mattina del 6 novembre, Aleksandr Wolfowicz, segretario del Consiglio di Sicurezza della Bielorussia, ha condannato le continue chiusure parziali dei confini bielorussi da parte di Polonia e Lituania. Ha accusato i vicini di condurre una “guerra ibrida” volta a isolare la Bielorussia, ironizzando sulle preoccupazioni della NATO riguardo al contrabbando trasportato da palloni per prendere in giro la politica di sicurezza polacca.
Varsavia ha chiuso tutti i valichi con la Bielorussia a settembre, dopo che droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco; due valichi merci sono stati riaperti brevemente a fine ottobre, ma sono rimasti chiusi sotto la pressione della Lituania. Le chiusure hanno bloccato migliaia di camion e causato un calo del 19% del traffico merci verso est lungo il corridoio logistico nord-orientale della Polonia, secondo l’Associazione dei Trasportatori Stradali Internazionali in Polonia (ZMPD).
Le dichiarazioni di Wolfowicz, sebbene prevedibili, alzano la tensione retorica proprio mentre Varsavia si prepara a decidere se riaprire Bobrowniki e Kuźnica entro la fine del mese. Le autorità polacche hanno bollato le affermazioni come propaganda, ribadendo però che ogni riapertura dipenderà da valutazioni di sicurezza condivise con Vilnius e Riga.
Per le imprese, la disputa evidenzia la persistente instabilità sul fianco orientale della Polonia. Gli spedizionieri che movimentano merci tra UE e mercati eurasiatici devono aspettarsi controlli improvvisi, tempi di transito più lunghi e cambiamenti repentini nelle regole. Le aziende che trasferiscono personale tramite Minsk devono monitorare gli aggiornamenti sui consigli di viaggio, poiché l’Agenzia per la Sicurezza Interna polacca (ABW) continua a sconsigliare viaggi non essenziali in Bielorussia.
Dal punto di vista politico, le parole di Wolfowicz rafforzano le posizioni più dure a Varsavia, che spingono per un meccanismo a livello UE per coordinare le sospensioni interne delle frontiere Schengen, evitando che azioni unilaterali abbiano effetti imprevedibili sulle catene di approvvigionamento regionali.
Varsavia ha chiuso tutti i valichi con la Bielorussia a settembre, dopo che droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco; due valichi merci sono stati riaperti brevemente a fine ottobre, ma sono rimasti chiusi sotto la pressione della Lituania. Le chiusure hanno bloccato migliaia di camion e causato un calo del 19% del traffico merci verso est lungo il corridoio logistico nord-orientale della Polonia, secondo l’Associazione dei Trasportatori Stradali Internazionali in Polonia (ZMPD).
Le dichiarazioni di Wolfowicz, sebbene prevedibili, alzano la tensione retorica proprio mentre Varsavia si prepara a decidere se riaprire Bobrowniki e Kuźnica entro la fine del mese. Le autorità polacche hanno bollato le affermazioni come propaganda, ribadendo però che ogni riapertura dipenderà da valutazioni di sicurezza condivise con Vilnius e Riga.
Per le imprese, la disputa evidenzia la persistente instabilità sul fianco orientale della Polonia. Gli spedizionieri che movimentano merci tra UE e mercati eurasiatici devono aspettarsi controlli improvvisi, tempi di transito più lunghi e cambiamenti repentini nelle regole. Le aziende che trasferiscono personale tramite Minsk devono monitorare gli aggiornamenti sui consigli di viaggio, poiché l’Agenzia per la Sicurezza Interna polacca (ABW) continua a sconsigliare viaggi non essenziali in Bielorussia.
Dal punto di vista politico, le parole di Wolfowicz rafforzano le posizioni più dure a Varsavia, che spingono per un meccanismo a livello UE per coordinare le sospensioni interne delle frontiere Schengen, evitando che azioni unilaterali abbiano effetti imprevedibili sulle catene di approvvigionamento regionali.
Fonte: Onet (BelTA interview recap)