
Le tensioni commerciali di lunga data tra autotrasportatori polacchi e ucraini sono esplose alle 13:00 del 6 novembre 2025, quando tre gruppi di camionisti polacchi hanno simultaneamente iniziato a bloccare le corsie merci ai valichi di frontiera Dorohusk–Yahodyn, Korczowa–Krakovets e Hrebenne–Rava Ruska. Gli organizzatori della protesta sono arrabbiati perché, dal giugno 2022, ai vettori ucraini è consentito entrare nell’UE senza permessi di trasporto grazie al cosiddetto accordo di “trasporto su strada senza visto”. Essi sostengono che questa misura inondi il mercato con camion ucraini a basso costo, mettendo in difficoltà gli operatori polacchi sulle redditizie rotte est-ovest.
Secondo le regole del blocco, solo un veicolo merci all’ora può passare in ogni direzione; sono previste eccezioni per carichi umanitari, militari, animali vivi e merci deperibili. Auto e autobus non sono coinvolti, ma l’interruzione ha già fatto salire i tempi di attesa per i camion in uscita da Dorohusk oltre le 40 ore. Le autorità della Guardia di Frontiera polacca hanno confermato che le code sul lato polacco si estendevano per 25-30 km al calar della notte, mentre il Servizio Doganale ucraino ha segnalato 2.300 camion fermi sulle strade di accesso.
Lo sciopero è autorizzato dalle autorità locali fino al 3 gennaio 2026, offrendo ai camionisti una finestra legale di quasi due mesi. I leader della protesta chiedono la reintroduzione delle quote bilaterali di permessi, un fondo UE dedicato a compensare i costi operativi e corsie preferenziali per i camion polacchi alle frontiere orientali. Il Ministero delle Infrastrutture di Varsavia afferma che le richieste rientrano nelle competenze dell’UE e invita al dialogo a Kiev e Bruxelles.
Per gli spedizionieri multinazionali, il blocco riporta alla mente le proteste del 2023 contro l’export di cereali che paralizzarono gli stessi valichi. Gli esperti di logistica avvertono che le catene di approvvigionamento automotive ed e-commerce, sensibili ai tempi e che si affidano alle “corsie di solidarietà” attraverso la Polonia, dovranno deviare verso la Slovacchia o i porti baltici, aggiungendo almeno tre giorni e costi maggiori. I spedizionieri consigliano ai clienti di spostare le spedizioni su rotaia tramite il corridoio Hrubieszów–Izov o su rotte short-sea da Costanza fino a quando la situazione non si sbloccherà.
Il blocco mette alla prova l’unità dell’UE in un momento in cui l’Unione cerca di mantenere aperti i corridoi di esportazione ucraini. Inoltre, esercita pressione sul nuovo governo Tusk, che fa campagna per ristabilire buoni rapporti di vicinato ma deve bilanciare questa promessa con il peso elettorale del settore autotrasporti domestico.
Secondo le regole del blocco, solo un veicolo merci all’ora può passare in ogni direzione; sono previste eccezioni per carichi umanitari, militari, animali vivi e merci deperibili. Auto e autobus non sono coinvolti, ma l’interruzione ha già fatto salire i tempi di attesa per i camion in uscita da Dorohusk oltre le 40 ore. Le autorità della Guardia di Frontiera polacca hanno confermato che le code sul lato polacco si estendevano per 25-30 km al calar della notte, mentre il Servizio Doganale ucraino ha segnalato 2.300 camion fermi sulle strade di accesso.
Lo sciopero è autorizzato dalle autorità locali fino al 3 gennaio 2026, offrendo ai camionisti una finestra legale di quasi due mesi. I leader della protesta chiedono la reintroduzione delle quote bilaterali di permessi, un fondo UE dedicato a compensare i costi operativi e corsie preferenziali per i camion polacchi alle frontiere orientali. Il Ministero delle Infrastrutture di Varsavia afferma che le richieste rientrano nelle competenze dell’UE e invita al dialogo a Kiev e Bruxelles.
Per gli spedizionieri multinazionali, il blocco riporta alla mente le proteste del 2023 contro l’export di cereali che paralizzarono gli stessi valichi. Gli esperti di logistica avvertono che le catene di approvvigionamento automotive ed e-commerce, sensibili ai tempi e che si affidano alle “corsie di solidarietà” attraverso la Polonia, dovranno deviare verso la Slovacchia o i porti baltici, aggiungendo almeno tre giorni e costi maggiori. I spedizionieri consigliano ai clienti di spostare le spedizioni su rotaia tramite il corridoio Hrubieszów–Izov o su rotte short-sea da Costanza fino a quando la situazione non si sbloccherà.
Il blocco mette alla prova l’unità dell’UE in un momento in cui l’Unione cerca di mantenere aperti i corridoi di esportazione ucraini. Inoltre, esercita pressione sul nuovo governo Tusk, che fa campagna per ristabilire buoni rapporti di vicinato ma deve bilanciare questa promessa con il peso elettorale del settore autotrasporti domestico.
Fonte: The New Voice of Ukraine
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