
In un discorso diffuso sui social media la sera del 2 febbraio, il Primo Ministro Pedro Sánchez ha ribadito con fermezza la decisione del suo governo di concedere permessi di soggiorno e lavoro a circa mezzo milione di persone che attualmente vivono in Spagna senza uno status legale. Il processo, previsto tramite un decreto reale che dovrebbe aprire le domande all’inizio di aprile, riguarderà chiunque possa dimostrare almeno cinque mesi di residenza in Spagna entro il 31 dicembre 2025 e non abbia precedenti penali.
Sánchez ha definito la misura “un investimento in dignità, comunità e crescita”, sottolineando che la stragrande maggioranza dei beneficiari è già integrata nel mercato del lavoro spagnolo in settori come l’agricoltura, l’ospitalità, la logistica e l’assistenza. Secondo il Ministero dell’Inclusione, la regolarizzazione autorizzerà immediatamente un permesso di lavoro aperto di un anno (cinque anni per i minorenni) e aprirà la strada a permessi di soggiorno più duraturi e, infine, alla cittadinanza.
L’iniziativa nasce da una proposta dei cittadini del 2024, sostenuta da oltre 700.000 firme, dalla Chiesa cattolica e da quasi 900 ONG. Si distanzia dall’atteggiamento restrittivo oggi comune in Europa e negli Stati Uniti, richiamando le precedenti amnistie spagnole del 1986, 1991, 2000 e 2005. I sostenitori affermano che il decreto porterà i lavoratori fuori dall’economia sommersa, aumenterà le entrate della sicurezza sociale e offrirà alle aziende maggiore certezza legale nell’assunzione.
I critici di destra, invece, avvertono che la concessione dello status potrebbe mettere sotto pressione il mercato immobiliare e i servizi pubblici, oltre a rappresentare un incentivo per future migrazioni irregolari. I gruppi imprenditoriali sono in gran parte favorevoli, ma sottolineano la necessità di aumentare la capacità di gestione delle pratiche per evitare ritardi all’apertura del portale online. I responsabili delle risorse umane e della mobilità dovrebbero iniziare a identificare i dipendenti o i familiari che potrebbero avere diritto, dato che la finestra iniziale di 90 giorni per le domande sarà probabilmente molto rigorosa.
Per i team di mobilità globale, la conclusione pratica è chiara: il personale o i familiari senza documenti potranno essere regolarizzati nel 2026 se si raccolgono ora i documenti necessari (in particolare la prova di residenza e i certificati penali). Le aziende che dipendono fortemente da lavoratori stagionali o a contratto potrebbero inoltre trovare più semplice il reclutamento una volta che la forza lavoro “in nero” otterrà l’autorizzazione al lavoro.
Sánchez ha definito la misura “un investimento in dignità, comunità e crescita”, sottolineando che la stragrande maggioranza dei beneficiari è già integrata nel mercato del lavoro spagnolo in settori come l’agricoltura, l’ospitalità, la logistica e l’assistenza. Secondo il Ministero dell’Inclusione, la regolarizzazione autorizzerà immediatamente un permesso di lavoro aperto di un anno (cinque anni per i minorenni) e aprirà la strada a permessi di soggiorno più duraturi e, infine, alla cittadinanza.
L’iniziativa nasce da una proposta dei cittadini del 2024, sostenuta da oltre 700.000 firme, dalla Chiesa cattolica e da quasi 900 ONG. Si distanzia dall’atteggiamento restrittivo oggi comune in Europa e negli Stati Uniti, richiamando le precedenti amnistie spagnole del 1986, 1991, 2000 e 2005. I sostenitori affermano che il decreto porterà i lavoratori fuori dall’economia sommersa, aumenterà le entrate della sicurezza sociale e offrirà alle aziende maggiore certezza legale nell’assunzione.
I critici di destra, invece, avvertono che la concessione dello status potrebbe mettere sotto pressione il mercato immobiliare e i servizi pubblici, oltre a rappresentare un incentivo per future migrazioni irregolari. I gruppi imprenditoriali sono in gran parte favorevoli, ma sottolineano la necessità di aumentare la capacità di gestione delle pratiche per evitare ritardi all’apertura del portale online. I responsabili delle risorse umane e della mobilità dovrebbero iniziare a identificare i dipendenti o i familiari che potrebbero avere diritto, dato che la finestra iniziale di 90 giorni per le domande sarà probabilmente molto rigorosa.
Per i team di mobilità globale, la conclusione pratica è chiara: il personale o i familiari senza documenti potranno essere regolarizzati nel 2026 se si raccolgono ora i documenti necessari (in particolare la prova di residenza e i certificati penali). Le aziende che dipendono fortemente da lavoratori stagionali o a contratto potrebbero inoltre trovare più semplice il reclutamento una volta che la forza lavoro “in nero” otterrà l’autorizzazione al lavoro.
Fonte: The Guardian
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