
ROMA – L’11 febbraio 2026, il governo guidato dal premier Giorgia Meloni ha approvato un disegno di legge sull’immigrazione dal taglio duro che, se ratificato dal Parlamento, conferirà alle autorità italiane poteri senza precedenti per impedire alle navi di soccorso umanitario e ad altre imbarcazioni con migranti a bordo di entrare nelle acque territoriali nazionali per un periodo fino a 30 giorni, prorogabile fino a sei mesi. La misura, definita “blocco navale” nelle comunicazioni ufficiali, prevede anche la possibilità di sequestrare le imbarcazioni e di infliggere multe fino a 50.000 euro per violazioni reiterate. (apnews.com)
Il governo sostiene che questa deterrenza sia necessaria per riprendere il controllo delle frontiere marittime italiane, dopo che gli arrivi nel Mediterraneo centrale sono aumentati del 17% nel 2025, nonostante le politiche di contenimento già in vigore. I dati del ministero dell’Interno indicano oltre 112.000 arrivi via mare lo scorso anno, contro i 95.000 del 2024, mettendo sotto pressione i centri di accoglienza di Lampedusa e Sicilia.
Secondo il disegno di legge, i migranti intercettati in mare potrebbero essere trasferiti in paesi terzi che Roma designa come “sicuri” attraverso nuovi accordi bilaterali, rilanciando il controverso piano di smistamento dei richiedenti asilo in due hub in Albania, finora inattivi a causa di ricorsi legali. Parallelamente, il governo ha approvato la legge di delega per recepire il nuovo Patto europeo su Migrazione e Asilo, adottato a Strasburgo il 10 febbraio, che amplia le possibilità di ricollocazione o rimpatrio dei richiedenti asilo verso paesi terzi considerati sicuri. (apnews.com)
Gli esperti di mobilità aziendale avvertono che le imprese che si affidano a trasferimenti temporanei di personale non comunitario dovrebbero seguire con attenzione il dibattito parlamentare. Se il testo dovesse essere approvato senza modifiche, i team di mobilità aziendale potrebbero dover affrontare controlli di sicurezza più rigorosi per le navi noleggiate, verifiche documentali più stringenti nei porti italiani e un’accelerazione delle discussioni politiche sul trattamento offshore dei migranti, con possibili ripercussioni sulle normative a livello UE. Nel frattempo, le ONG hanno annunciato ricorsi legali, sostenendo che il blocco navale violerebbe le convenzioni sul soccorso in mare.
Per i datori di lavoro che trasferiscono talenti in Italia, il quadro complessivo è ambivalente: se da un lato le quote regolari per l’immigrazione lavorativa nel 2026 sono state fissate a un record di 164.850, dall’altro il nuovo disegno di legge indica che le vie di ingresso irregolari saranno contrastate con maggiore durezza, complicando ulteriormente il lavoro dei responsabili della mobilità globale, che dovranno garantire il pieno rispetto delle norme su visti e permessi di lavoro in un contesto di controlli più stringenti.
Il governo sostiene che questa deterrenza sia necessaria per riprendere il controllo delle frontiere marittime italiane, dopo che gli arrivi nel Mediterraneo centrale sono aumentati del 17% nel 2025, nonostante le politiche di contenimento già in vigore. I dati del ministero dell’Interno indicano oltre 112.000 arrivi via mare lo scorso anno, contro i 95.000 del 2024, mettendo sotto pressione i centri di accoglienza di Lampedusa e Sicilia.
Secondo il disegno di legge, i migranti intercettati in mare potrebbero essere trasferiti in paesi terzi che Roma designa come “sicuri” attraverso nuovi accordi bilaterali, rilanciando il controverso piano di smistamento dei richiedenti asilo in due hub in Albania, finora inattivi a causa di ricorsi legali. Parallelamente, il governo ha approvato la legge di delega per recepire il nuovo Patto europeo su Migrazione e Asilo, adottato a Strasburgo il 10 febbraio, che amplia le possibilità di ricollocazione o rimpatrio dei richiedenti asilo verso paesi terzi considerati sicuri. (apnews.com)
Gli esperti di mobilità aziendale avvertono che le imprese che si affidano a trasferimenti temporanei di personale non comunitario dovrebbero seguire con attenzione il dibattito parlamentare. Se il testo dovesse essere approvato senza modifiche, i team di mobilità aziendale potrebbero dover affrontare controlli di sicurezza più rigorosi per le navi noleggiate, verifiche documentali più stringenti nei porti italiani e un’accelerazione delle discussioni politiche sul trattamento offshore dei migranti, con possibili ripercussioni sulle normative a livello UE. Nel frattempo, le ONG hanno annunciato ricorsi legali, sostenendo che il blocco navale violerebbe le convenzioni sul soccorso in mare.
Per i datori di lavoro che trasferiscono talenti in Italia, il quadro complessivo è ambivalente: se da un lato le quote regolari per l’immigrazione lavorativa nel 2026 sono state fissate a un record di 164.850, dall’altro il nuovo disegno di legge indica che le vie di ingresso irregolari saranno contrastate con maggiore durezza, complicando ulteriormente il lavoro dei responsabili della mobilità globale, che dovranno garantire il pieno rispetto delle norme su visti e permessi di lavoro in un contesto di controlli più stringenti.
Fonte: ANSA / Associated Press
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