
Il governo di coalizione spagnolo ha compiuto un ulteriore passo nel suo programma di riforma dell’immigrazione 2025-26 approvando un decreto reale che rende il sistema sanitario pubblico universalmente accessibile, indipendentemente dallo status di residenza della persona. La misura – pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato l’11 marzo ed entrata in vigore il giorno successivo – elimina le ultime barriere amministrative che potevano impedire alle persone senza la Tarjeta de Identidad de Extranjero (TIE) di accedere a cure mediche di base, specialisti o servizi ospedalieri. Fino ad ora, le regole variavano da una comunità autonoma all’altra, costringendo molti migranti irregolari a rivolgersi a pronto soccorso sovraccarichi o a ONG. Con il nuovo sistema, chiunque possa dimostrare di vivere in Spagna può presentare una semplice domanda presso il centro sanitario locale. Viene rilasciato immediatamente un certificato temporaneo e, se l’amministrazione non risponde entro tre mesi, il diritto all’assistenza è confermato automaticamente. Gruppi vulnerabili come bambini, donne in gravidanza, vittime di violenza di genere e persone con disabilità ricevono una priorità nella gestione delle pratiche. Il Ministero della Salute sostiene che l’accesso precoce alle cure primarie ridurrà la spesa complessiva diminuendo i ricoveri ospedalieri evitabili, mentre il Ministero dell’Inclusione e della Migrazione afferma che la modifica si integra con il processo straordinario di regolarizzazione previsto per fine anno, che coinvolgerà circa 500.000 stranieri. Le associazioni datoriali hanno accolto positivamente il decreto, sottolineando che le aziende con politiche di tutela per il personale in mobilità avranno ora chiarezza legale quando distaccano dipendenti che non hanno ancora completato le pratiche di residenza. Le linee guida pratiche diffuse alle autorità sanitarie regionali indicano quattro passaggi per i richiedenti: prova di presenza (di solito iscrizione al padrón comunale), presentazione del nuovo modulo, ricezione del certificato temporaneo e iscrizione al medico di famiglia. Le ONG che lavorano con i nuovi arrivati stanno già organizzando sportelli informativi, mentre le associazioni legali ricordano ai migranti che il decreto non concede diritti di residenza, ma garantisce solo l’assistenza sanitaria durante le procedure migratorie in corso. La Spagna ha introdotto per la prima volta l’assistenza sanitaria universale nel 1986, l’ha limitata durante il periodo di austerità del 2012 e ne ha progressivamente ripristinato la copertura dal 2018 in poi. Il decreto del 2026 uniforma per la prima volta le regole a livello nazionale ed è considerato il coronamento di questo decennio di inversione di rotta politica.
Fonte: Euro Weekly News
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