
Il voto del Parlamento Europeo, con 389 favorevoli e 206 contrari, del 26 marzo sera per autorizzare i cosiddetti “hub di rimpatrio” per migranti al di fuori del territorio UE segna il cambiamento più significativo nella politica migratoria degli ultimi dieci anni. Sebbene la legislazione debba ancora essere approvata dal Consiglio dell’UE, il via libera del Parlamento rende quasi certa la possibilità per gli Stati membri, inclusa la Finlandia, di trasferire persone con richieste di asilo respinte in centri di accoglienza in paesi terzi.
I funzionari del Ministero dell’Interno finlandese dichiarano che Helsinki valuterà se gli hub possano integrare, e non sostituire, il sistema di rimpatrio attuale. Attualmente la Finlandia organizza tra le 15 e le 20 espulsioni aeree all’anno, ma la carenza di personale presso il Servizio Immigrazione finlandese (Migri) e i lunghi ricorsi spesso rallentano le procedure. “Se fosse disponibile una struttura UE legalmente solida, valuteremmo chiaramente i trasferimenti caso per caso,” ha detto un alto funzionario a Yle News venerdì mattina.
Anche i datori di lavoro che dipendono da lavoratori stagionali provenienti da paesi esenti da visto seguono con attenzione il dibattito; le associazioni imprenditoriali temono che la politica degli hub, limitando i movimenti secondari irregolari, possa portare a un inasprimento dei controlli alle frontiere, rallentando i viaggi legittimi. Migri sostiene invece che la misura potrebbe liberare risorse per l’elaborazione dei permessi di lavoro, qualora diminuissero le richieste di asilo.
Le ONG per i diritti umani, al contrario, avvertono che la proposta potrebbe compromettere le tutele legali da tempo sostenute dai paesi nordici. Il Consiglio dei Rifugiati finlandese ha messo in guardia sul fatto che i detenuti verrebbero “collocati in buchi neri giuridici” al di fuori della giurisdizione UE, riprendendo le preoccupazioni espresse a Bruxelles giovedì. I critici sottolineano inoltre che il confine orientale della Finlandia rimane chiuso alla maggior parte dei viaggiatori a causa della cosiddetta migrazione “strumentalizzata” attraverso la Russia; sostengono che le procedure di esternalizzazione non risolveranno questa situazione.
Dal punto di vista della conformità, le aziende che ruotano il personale attraverso la Finlandia dovranno prepararsi a controlli documentali più rigorosi. Il Ministero dell’Interno sta già predisponendo linee guida per istruire gli agenti di frontiera a verificare che i cittadini stranieri a cui sono stati precedentemente rifiutati o revocati i visti Schengen non utilizzino documenti per viaggi d’affari per rientrare. Le multinazionali dovranno quindi controllare attentamente che la storia dei viaggi degli assegnati sia pulita e che eventuali richieste di asilo passate siano state definitivamente chiuse.
Gli avvocati specializzati in immigrazione prevedono anche un aumento delle detenzioni in attesa di rimpatrio, il che potrebbe complicare i casi di ricongiungimento familiare che coinvolgono nuclei familiari con status misto.
I tempi sono stretti: gli ambasciatori UE dovrebbero approvare il testo del Parlamento all’inizio di aprile; il Consiglio potrebbe votare già nella riunione del 15 aprile su Giustizia e Affari Interni. Presumendo l’approvazione finale, il regolamento entrerebbe in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, quindi tra fine maggio e inizio giugno. La Finlandia avrebbe poi sei mesi per redigere la legge nazionale di attuazione richiesta dalla sua costituzione.
Per i responsabili della mobilità internazionale, sarà a quel punto che le procedure specifiche per la Finlandia e l’impatto pratico sui trasferimenti aziendali diventeranno chiari.
I funzionari del Ministero dell’Interno finlandese dichiarano che Helsinki valuterà se gli hub possano integrare, e non sostituire, il sistema di rimpatrio attuale. Attualmente la Finlandia organizza tra le 15 e le 20 espulsioni aeree all’anno, ma la carenza di personale presso il Servizio Immigrazione finlandese (Migri) e i lunghi ricorsi spesso rallentano le procedure. “Se fosse disponibile una struttura UE legalmente solida, valuteremmo chiaramente i trasferimenti caso per caso,” ha detto un alto funzionario a Yle News venerdì mattina.
Anche i datori di lavoro che dipendono da lavoratori stagionali provenienti da paesi esenti da visto seguono con attenzione il dibattito; le associazioni imprenditoriali temono che la politica degli hub, limitando i movimenti secondari irregolari, possa portare a un inasprimento dei controlli alle frontiere, rallentando i viaggi legittimi. Migri sostiene invece che la misura potrebbe liberare risorse per l’elaborazione dei permessi di lavoro, qualora diminuissero le richieste di asilo.
Le ONG per i diritti umani, al contrario, avvertono che la proposta potrebbe compromettere le tutele legali da tempo sostenute dai paesi nordici. Il Consiglio dei Rifugiati finlandese ha messo in guardia sul fatto che i detenuti verrebbero “collocati in buchi neri giuridici” al di fuori della giurisdizione UE, riprendendo le preoccupazioni espresse a Bruxelles giovedì. I critici sottolineano inoltre che il confine orientale della Finlandia rimane chiuso alla maggior parte dei viaggiatori a causa della cosiddetta migrazione “strumentalizzata” attraverso la Russia; sostengono che le procedure di esternalizzazione non risolveranno questa situazione.
Dal punto di vista della conformità, le aziende che ruotano il personale attraverso la Finlandia dovranno prepararsi a controlli documentali più rigorosi. Il Ministero dell’Interno sta già predisponendo linee guida per istruire gli agenti di frontiera a verificare che i cittadini stranieri a cui sono stati precedentemente rifiutati o revocati i visti Schengen non utilizzino documenti per viaggi d’affari per rientrare. Le multinazionali dovranno quindi controllare attentamente che la storia dei viaggi degli assegnati sia pulita e che eventuali richieste di asilo passate siano state definitivamente chiuse.
Gli avvocati specializzati in immigrazione prevedono anche un aumento delle detenzioni in attesa di rimpatrio, il che potrebbe complicare i casi di ricongiungimento familiare che coinvolgono nuclei familiari con status misto.
I tempi sono stretti: gli ambasciatori UE dovrebbero approvare il testo del Parlamento all’inizio di aprile; il Consiglio potrebbe votare già nella riunione del 15 aprile su Giustizia e Affari Interni. Presumendo l’approvazione finale, il regolamento entrerebbe in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, quindi tra fine maggio e inizio giugno. La Finlandia avrebbe poi sei mesi per redigere la legge nazionale di attuazione richiesta dalla sua costituzione.
Per i responsabili della mobilità internazionale, sarà a quel punto che le procedure specifiche per la Finlandia e l’impatto pratico sui trasferimenti aziendali diventeranno chiari.
Fonte: Deutsche Welle
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