
Gli attivisti lanciano l’allarme dopo che, il 28 marzo, sui social media è emersa una clausola poco nota del disegno di legge C-12 che vieta la presentazione di richieste di asilo presentate oltre un anno dal primo arrivo del richiedente in Canada, con effetto retroattivo a giugno 2020. Il Consiglio canadese per i rifugiati stima che questa norma potrebbe portare alla chiusura immediata di fino a 9.000 pratiche attualmente in attesa di udienza presso la Commissione per l’immigrazione e i rifugiati (IRB). Secondo le regole attuali, le richieste tardive erano comunque ammissibili se il richiedente dimostrava un cambiamento nelle circostanze o una motivazione valida. La nuova formulazione elimina questa discrezionalità, ordinando a IRCC di rifiutare la trasmissione della domanda indipendentemente dai meriti individuali. Gli avvocati per i rifugiati segnalano che sono maggiormente a rischio i clienti entrati con permessi di studio o lavoro che successivamente hanno richiesto protezione. Le autorità governative sostengono che la modifica scoraggerà il “turismo dell’asilo” e allineerà il Canada ad altre giurisdizioni che impongono rigidi termini per la presentazione delle domande. Tuttavia, i critici sottolineano che i ritardi causati dalla pandemia e le restrizioni ai viaggi hanno lasciato molti potenziali richiedenti in una situazione di incertezza legale, rendendo il divieto retroattivo ingiusto e potenzialmente incostituzionale. Diversi studi legali di interesse pubblico stanno preparando ricorsi basati sulla Carta dei diritti; nel frattempo, invitano le persone coinvolte a cercare immediatamente assistenza legale. Per i datori di lavoro, in particolare università e aziende tecnologiche che sponsorizzano talenti internazionali, questa novità potrebbe creare complessità impreviste nelle risorse umane se dipendenti o studenti passano da uno status temporaneo a richieste di protezione ora a rischio. Le aziende dovrebbero consultare esperti di immigrazione per comprendere eventuali obblighi di adeguamento nel caso in cui un dipendente perda improvvisamente lo status legale. L’IRB ha rifiutato di commentare in attesa di ricevere direttive operative formali da IRCC, previste per la prossima settimana. Gli stakeholder prevedono un aumento delle richieste di accesso alle informazioni, mentre i gruppi di advocacy cercano dati sul numero di casi che verranno cancellati e sulle nazionalità più colpite.
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