
Il Servizio Immigrazione finlandese (Migri) ha utilizzato per la prima volta i nuovi poteri introdotti lo scorso anno per revocare la protezione dei rifugiati a cittadini stranieri per motivi di sicurezza nazionale. Secondo informazioni confermate all’agenzia ucraina Mezha, Migri ha già annullato lo status di rifugiato a nove iracheni e cinque russi, ritirando inoltre la protezione sussidiaria a ulteriori cinque iracheni. Quindici casi aggiuntivi – riguardanti cittadini di Iraq, Russia e altri tre paesi non specificati – sono attualmente sotto indagine. Questa decisione segna un netto inasprimento della politica di asilo finlandese. Fino a gennaio 2025, lo status di rifugiato poteva essere revocato solo dopo una condanna per reato grave e un ordine di espulsione da parte del tribunale. Le modifiche entrate in vigore il 1° gennaio 2025 (e i paralleli cambiamenti alla Legge sugli Stranieri di maggio 2025 riguardanti i permessi di soggiorno permanenti) hanno abbassato la soglia: Migri può ora riaprire qualsiasi caso se informazioni attendibili collegano il beneficiario della protezione a terrorismo, spionaggio o altre attività considerate una minaccia per la sicurezza nazionale – anche in assenza di condanna penale. In pratica, la procedura prevede che il Servizio di Sicurezza e Intelligence finlandese (SUPO) invii a Migri una valutazione del rischio classificata. Se l’autorità dell’immigrazione concorda che l’individuo rappresenta una “minaccia reale, attuale e sufficientemente grave”, può revocare lo status di rifugiato o protezione sussidiaria e emettere un ordine di espulsione. All’interessato viene garantita un’audizione orale e ha due settimane per presentare ricorso a un tribunale amministrativo, ma le organizzazioni di assistenza legale denunciano che le prove riservate limitano una difesa efficace. Per le multinazionali con dipendenti iracheni o russi in Finlandia, questa evoluzione sottolinea l’importanza di controlli di conformità continui. I datori di lavoro devono verificare che lo status di soggiorno dei dipendenti non sia cambiato, poiché la perdita della protezione annulla automaticamente i permessi per i familiari a carico e può violare le condizioni di autorizzazione al lavoro. I responsabili della mobilità sono invitati a prevedere tempi più lunghi per eventuali nuove domande, poiché Migri sta riassegnando il personale alle revisioni di sicurezza, rallentando potenzialmente l’elaborazione ordinaria dei casi. Gli analisti politici osservano che la Finlandia non agisce da sola: Svezia e paesi baltici hanno adottato – o stanno valutando – misure simili in risposta a quella che i governi definiscono “migrazione strumentalizzata” orchestrata dalla Russia. Nel breve termine, l’atteggiamento più rigido potrebbe scoraggiare alcuni richiedenti asilo; nel lungo termine, gli avvocati prevedono un’ondata di contenziosi a livello nazionale e presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che metteranno alla prova l’equilibrio tra sicurezza e principio di non-refoulement.
Fonte: Mezha
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