
In una sentenza unanime di 9-0 emessa il 23 aprile e riportata da The Rio Times il 24 aprile, la Corte Suprema del Brasile ha riaffermato una legge del 1971 che limita la proprietà di terreni rurali da parte di individui stranieri e società controllate da capitali esteri al massimo al 25% in ogni comune. Nessuna singola nazionalità può detenere oltre il 40% di questa quota. La decisione chiude una zona grigia legale che alcune multinazionali avevano sfruttato tramite filiali brasiliane per acquistare terreni agricoli senza autorizzazione federale. Il giudice Alexandre de Moraes, ribaltando una posizione precedente, ha citato “sovranità nazionale e minerali critici” come motivazioni per confermare le restrizioni, collegando così il controllo del territorio ai settori in rapida crescita delle terre rare e del litio in Brasile. Il verdetto arriva tre giorni dopo che una società mineraria statunitense ha accettato di acquisire gli asset di terre rare di Serra Verde per 2,8 miliardi di dollari, sottolineando il contesto geopolitico. Per i dirigenti stranieri delle grandi aziende agroalimentari e degli sviluppatori di energie rinnovabili in Brasile, la sentenza implica che i progetti di edilizia aziendale legati all’acquisto di terreni richiederanno un controllo più rigoroso e, in molti casi, l’approvazione diretta dell’Istituto Nazionale per la Riforma Agraria (Incra). Gli avvocati specializzati in operazioni immobiliari prevedono un aumento dei costi per le verifiche dovute, mentre gli acquirenti dovranno mappare le quote comunali e seguire le procedure di approvazione federale. Le camere di commercio straniere hanno espresso delusione, sostenendo che regole più chiare sui titoli di proprietà avrebbero potuto stimolare investimenti nelle infrastrutture rurali. Tuttavia, i lobby agricoli brasiliani hanno accolto con favore la chiarezza normativa, prevedendo una selezione delle operazioni speculative sui terreni e un orientamento verso strutture di leasing in joint venture conformi ai limiti. Le aziende che stanno esplorando impianti di idrogeno verde negli stati rurali del nord-est, ricchi di vento, potrebbero ora preferire contratti di locazione a lungo termine rispetto all’acquisto diretto per evitare di superare i limiti di superficie agricola detenuta da stranieri.
Fonte: The Rio Times