
La Spagna ha ufficialmente iniziato a applicare il nuovo Patto europeo su Migrazione e Asilo il 12 giugno, dopo oltre due anni di preparativi legislativi e tecnici. Il Ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha annunciato che tutti e nove i regolamenti e la direttiva che compongono il Patto sono ora operativi in Spagna, sottolineando che il paese applicherà le norme con un approccio “garantista e rispettoso dei diritti”.
Per le aziende che trasferiscono talenti in Spagna o attraverso il paese, la novità più immediata è la nuova procedura di triage alle frontiere esterne. Ogni cittadino di paesi terzi intercettato dopo un tentativo di ingresso irregolare sarà registrato, sottoposto a una valutazione di vulnerabilità e indirizzato entro poche ore a uno dei diversi processi accelerati o ordinari. Durante il periodo massimo di valutazione di 12 settimane, il viaggiatore dovrà rimanere in strutture designate senza un ingresso formale, eliminando così la zona grigia in cui molti richiedenti si muovevano liberamente in attesa di una decisione.
La Spagna ha rifiutato di utilizzare i centri di rimpatrio offshore previsti dal Patto, citando motivi legali e di proporzionalità. Al contrario, sono stati potenziati i centri di accoglienza sul territorio, il personale addetto all’asilo e la piattaforma Eurodac per le impronte digitali, collegata ai database nazionali di asilo e immigrazione. I datori di lavoro devono quindi aspettarsi decisioni più rapide, ma più rigorose, sulle richieste di protezione e un controllo più attento basato sui dati sulle permanenze irregolari.
Un altro elemento chiave è il meccanismo obbligatorio di solidarietà previsto dal Patto. Poiché la Spagna è classificata come “stato membro sotto pressione migratoria”, gli altri paesi UE devono contribuire con supporto finanziario o quote di ricollocamento. Se attuato come previsto, questo potrebbe alleviare la pressione sulle aree critiche come le Isole Canarie, mantenendo al contempo la capacità della Spagna di rilasciare autorizzazioni di lavoro umanitarie per i richiedenti ricollocati.
Nel campo della mobilità aziendale, la principale novità pratica è la maggiore prevedibilità. Limiti temporali chiari, fascicoli digitalizzati e condivisione dei dati a livello UE dovrebbero ridurre l’arretrato che ha rallentato i trasferimenti di autorizzazioni di lavoro legati ai casi di asilo. Tuttavia, i rifiuti d’ingresso più severi e l’uso ampliato di aree di detenzione similari impongono alle imprese di verificare con attenzione eventuali assegnati a breve termine, collaboratori o fornitori che potrebbero avere irregolarità migratorie non risolte.
Per le aziende che trasferiscono talenti in Spagna o attraverso il paese, la novità più immediata è la nuova procedura di triage alle frontiere esterne. Ogni cittadino di paesi terzi intercettato dopo un tentativo di ingresso irregolare sarà registrato, sottoposto a una valutazione di vulnerabilità e indirizzato entro poche ore a uno dei diversi processi accelerati o ordinari. Durante il periodo massimo di valutazione di 12 settimane, il viaggiatore dovrà rimanere in strutture designate senza un ingresso formale, eliminando così la zona grigia in cui molti richiedenti si muovevano liberamente in attesa di una decisione.
La Spagna ha rifiutato di utilizzare i centri di rimpatrio offshore previsti dal Patto, citando motivi legali e di proporzionalità. Al contrario, sono stati potenziati i centri di accoglienza sul territorio, il personale addetto all’asilo e la piattaforma Eurodac per le impronte digitali, collegata ai database nazionali di asilo e immigrazione. I datori di lavoro devono quindi aspettarsi decisioni più rapide, ma più rigorose, sulle richieste di protezione e un controllo più attento basato sui dati sulle permanenze irregolari.
Un altro elemento chiave è il meccanismo obbligatorio di solidarietà previsto dal Patto. Poiché la Spagna è classificata come “stato membro sotto pressione migratoria”, gli altri paesi UE devono contribuire con supporto finanziario o quote di ricollocamento. Se attuato come previsto, questo potrebbe alleviare la pressione sulle aree critiche come le Isole Canarie, mantenendo al contempo la capacità della Spagna di rilasciare autorizzazioni di lavoro umanitarie per i richiedenti ricollocati.
Nel campo della mobilità aziendale, la principale novità pratica è la maggiore prevedibilità. Limiti temporali chiari, fascicoli digitalizzati e condivisione dei dati a livello UE dovrebbero ridurre l’arretrato che ha rallentato i trasferimenti di autorizzazioni di lavoro legati ai casi di asilo. Tuttavia, i rifiuti d’ingresso più severi e l’uso ampliato di aree di detenzione similari impongono alle imprese di verificare con attenzione eventuali assegnati a breve termine, collaboratori o fornitori che potrebbero avere irregolarità migratorie non risolte.
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