
La DigiYatra Foundation dell’India, l’ente statale responsabile del sistema di imbarco con riconoscimento facciale attivo in 38 aeroporti nazionali, si prepara a espandersi a livello internazionale dopo aver superato i 100 milioni di viaggi verificati. Il CEO Suresh Khadakbhavi ha dichiarato al Financial Express che sono in fase di valutazione progetti pilota con Singapore, Thailandia, Vietnam e Sri Lanka, mentre sono in corso trattative tecniche con l’Unione Europea nell’ambito del framework OneID di IATA.
A differenza del programma domestico, che si basa su Aadhaar e memorizza il modello biometrico criptato del viaggiatore sul suo dispositivo, la versione transfrontaliera utilizzerà le credenziali dell’e-passaporto, condividendole con i sistemi di immigrazione solo per la durata del viaggio, rispettando normative sulla privacy come il GDPR europeo. Un proof-of-concept su un volo Bengaluru–Doha all’inizio dell’anno ha dimostrato che le identità DigiYatra possono essere lette dai sistemi esteri senza duplicare i dati in database centrali.
Se i piloti avranno successo, i passeggeri indiani potranno usufruire di un processo “walk-through” negli aeroporti partner, evitando i controlli documentali tradizionali e riducendo i tempi di connessione, un vantaggio per i viaggiatori business con tempi stretti. Le compagnie aeree risparmierebbero sui banchi check-in manuali e gli aeroporti potrebbero riallocare il personale dai controlli documentali alla sicurezza.
La Foundation prevede una fase di validazione di sei mesi che includerà interoperabilità, audit di cybersecurity e integrazione con i sistemi delle compagnie aeree. Restano sfide da affrontare: i paesi ospitanti devono fidarsi del processo di emissione dei certificati indiano e armonizzare i flussi di consenso tra giurisdizioni sarà complesso. Gli esperti di privacy avvertono che potrebbero essere necessari trattati bilaterali o memorandum d’intesa prima di un’adozione su larga scala.
Per le aziende indiane che spostano personale in Asia, l’export di DigiYatra potrebbe tradursi in tempi di transito porta a porta più brevi e meno casi di passaporti smarriti. I responsabili dei viaggi dovrebbero monitorare quali vettori aderiranno per primi e aggiornare i moduli di formazione dei dipendenti sul consenso all’identità digitale.
A differenza del programma domestico, che si basa su Aadhaar e memorizza il modello biometrico criptato del viaggiatore sul suo dispositivo, la versione transfrontaliera utilizzerà le credenziali dell’e-passaporto, condividendole con i sistemi di immigrazione solo per la durata del viaggio, rispettando normative sulla privacy come il GDPR europeo. Un proof-of-concept su un volo Bengaluru–Doha all’inizio dell’anno ha dimostrato che le identità DigiYatra possono essere lette dai sistemi esteri senza duplicare i dati in database centrali.
Se i piloti avranno successo, i passeggeri indiani potranno usufruire di un processo “walk-through” negli aeroporti partner, evitando i controlli documentali tradizionali e riducendo i tempi di connessione, un vantaggio per i viaggiatori business con tempi stretti. Le compagnie aeree risparmierebbero sui banchi check-in manuali e gli aeroporti potrebbero riallocare il personale dai controlli documentali alla sicurezza.
La Foundation prevede una fase di validazione di sei mesi che includerà interoperabilità, audit di cybersecurity e integrazione con i sistemi delle compagnie aeree. Restano sfide da affrontare: i paesi ospitanti devono fidarsi del processo di emissione dei certificati indiano e armonizzare i flussi di consenso tra giurisdizioni sarà complesso. Gli esperti di privacy avvertono che potrebbero essere necessari trattati bilaterali o memorandum d’intesa prima di un’adozione su larga scala.
Per le aziende indiane che spostano personale in Asia, l’export di DigiYatra potrebbe tradursi in tempi di transito porta a porta più brevi e meno casi di passaporti smarriti. I responsabili dei viaggi dovrebbero monitorare quali vettori aderiranno per primi e aggiornare i moduli di formazione dei dipendenti sul consenso all’identità digitale.
Fonte: The Financial Express
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