
Per la seconda volta in 72 ore, il Ministero degli Affari Esteri indiano (MEA) ha convocato il chargé d’affaires degli Stati Uniti a Nuova Delhi il 12 giugno 2026, esprimendo quella che i funzionari hanno definito una “ferma protesta” contro i ripetuti attacchi navali statunitensi a petroliere commerciali sospettate di violare il blocco di Washington sui porti iraniani. L’ultimo attacco missilistico, avvenuto l’11 giugno contro la MT Jalveer battente bandiera della Guinea-Bissau, ha lasciato 20 marinai indiani bloccati, a meno di un giorno dal ritrovamento dei corpi di tre membri dell’equipaggio indiano scomparsi della MT Settebello, battente bandiera di Palau. Sebbene nessuna delle navi fosse battente bandiera indiana, gli equipaggi interamente indiani sottolineano la crescente presenza del Paese, che rappresenta quasi il 17% della forza lavoro globale della marina mercantile. Le famiglie dei marinai deceduti hanno organizzato veglie con candele in Himachal Pradesh e Maharashtra, chiedendo risarcimenti e garanzie per rotte più sicure. Le compagnie di navigazione stanno ora cercando di deviare le rotte delle navi lontano dallo Stretto di Hormuz, aggiungendo in media sei giorni di navigazione e costi extra per il carburante, che gli armatori prevedono di trasferire inevitabilmente ai clienti. Gli analisti legali osservano che la protesta di Nuova Delhi non approva la posizione di Teheran, ma riflette la crescente pressione interna per proteggere i cittadini indiani che lavorano in zone marittime ad alto rischio. La Direzione Generale della Navigazione ha già emesso un avviso che classifica diversi porti omaniti e iraniani come “aree a rischio di guerra”, con conseguenti aumenti dei premi assicurativi e indennità di disagio. Le multinazionali energetiche con equipaggi indiani, come Maersk Tankers e Reliance Shipping, stanno rivedendo le politiche di rotazione, valutando cambi di equipaggio d’emergenza a Gibuti o Colombo invece che a Fujairah. I consulenti per i rischi di viaggio avvertono che regole più severe degli Stati Uniti sulle sanzioni secondarie potrebbero complicare ulteriormente il rilascio dei visti per i marittimi indiani che transitano nei porti statunitensi dopo aver operato in acque sotto embargo. L’episodio mette in luce un nuovo punto di attrito geopolitico per l’ecosistema della mobilità indiana: con il crescente coinvolgimento di talenti indiani in settori specializzati e globalizzati come la navigazione oceanica, incidenti lontani dai confini nazionali possono generare sfide diplomatiche, legali e logistiche urgenti che i team HR e compliance devono monitorare con attenzione.
Fonte: Hindustan Times
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