
La Corte Suprema di Spagna ha emesso una sentenza storica che sancisce la separazione tra il sistema di asilo e le normali vie di immigrazione nel paese. In una decisione di 74 pagine pubblicata il 13 luglio, la Camera Amministrativa ha confermato la maggior parte del Regolamento per gli Stranieri 2024, ma ha stabilito che i mesi o gli anni trascorsi in attesa di una decisione sull’asilo non saranno considerati come residenza legale ai fini della regolarizzazione basata sull’“arraigo” (radicamento). Le ONG per i diritti dei migranti avevano chiesto alla corte di permettere ai richiedenti asilo, il cui ricorso viene infine respinto, di far valere il tempo già trascorso in Spagna, sostenendo che le lunghe attese li riportano in una condizione di irregolarità. I giudici hanno risposto che i richiedenti protezione internazionale sono tutelati da uno status speciale previsto dall’UE, distinto dal regime generale di residenza. Equiparare i due, hanno avvertito, confonderebbe la linea tra protezione e politica migratoria. La sentenza implica che un richiedente asilo respinto dovrà accumulare altri due anni in situazione irregolare prima di poter accedere alla regolarizzazione, azzerando di fatto il conteggio una volta emessa la decisione negativa. La decisione arriva poche settimane dopo la chiusura della finestra per una regolarizzazione umanitaria straordinaria che ha raccolto 1,17 milioni di domande, circa un quarto delle quali da persone che hanno ritirato la richiesta di asilo per partecipare. Gli avvocati sostengono che questa sentenza renderà quel processo eccezionale ancora più attraente nei futuri cicli politici, poiché la regolarizzazione ordinaria è ora chiaramente preclusa ai richiedenti asilo in attesa. Per i datori di lavoro, la sentenza chiarisce che assumere un richiedente asilo sarà possibile solo sei mesi dopo la presentazione della domanda e non si trasformerà automaticamente in un permesso di soggiorno più stabile in caso di diniego. I team di mobilità aziendale devono quindi pianificare eventuali interruzioni nell’autorizzazione al lavoro e considerare permessi alternativi, come il visto per professionisti altamente qualificati, con largo anticipo.
Fonte: El País
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