
Il governo federale belga ha pubblicato un Decreto Reale che istituisce un nuovo “visto per nomadi digitali”, concedendo ai lavoratori da remoto non appartenenti all’UE il diritto di vivere e lavorare da qualsiasi luogo in Belgio per un massimo di 12 mesi (rinnovabile una volta). Annunciato il 2 agosto 2026 dal Segretario di Stato per la Digitalizzazione Mathieu Michel, il programma si ispira a iniziative simili in Portogallo ed Estonia, ma è il primo del suo genere nel Benelux. I richiedenti devono dimostrare un reddito lordo annuo di 42.000 euro, possedere un’assicurazione sanitaria privata e presentare un contratto di lavoro – o la proprietà di un’azienda – che consenta di lavorare completamente online. Il visto è rivolto principalmente alla crescente categoria di professionisti altamente qualificati che non necessitano più di essere legati a un ufficio fisico. Le autorità stimano che il Belgio perda tra i 60 e gli 80 milioni di euro all’anno in spese locali a causa di lavoratori tech e creativi “nomadi” che si stabiliscono altrove in Europa. Consentendo al personale remoto di soggiornare temporaneamente a Bruxelles, Anversa o Gand, il governo punta a rafforzare gli spazi di coworking e a colmare le carenze a breve termine nel mercato degli affitti residenziali, particolarmente teso. Secondo il decreto, i titolari del nuovo permesso di soggiorno (codice DNV-BE) sono esentati dal consueto iter del permesso unico, ma devono registrare il proprio indirizzo presso il comune locale entro otto giorni di calendario. Non possono assumere un impiego salariato presso un’entità belga a meno che non convertano il permesso in un permesso unico. I familiari a carico possono richiedere un permesso di soggiorno derivato, ma non avranno accesso automatico al mercato del lavoro belga. I consulenti legali avvertono che i tempi ristretti per l’elaborazione – le pratiche devono essere concluse entro 30 giorni – metteranno sotto pressione i consolati belgi, già oberati dalla forte domanda di visti per studenti. Gli specialisti fiscali consigliano inoltre ai datori di lavoro che ospitano nomadi digitali di valutare i rischi legati alla stabile organizzazione e agli obblighi di ritenuta sul salario. Nonostante ciò, la comunità imprenditoriale ha accolto positivamente la misura; Agoria e AmCham Belgium l’hanno definita “un passo pragmatico per mantenere il Belgio competitivo nella guerra globale per i talenti.”