
La procuratrice generale di New York, Letitia James, insieme a una coalizione di altri 21 stati e del Distretto di Columbia, ha intentato una causa il 14 settembre per bloccare il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) dall’implementare una nuova e ampia regolamentazione sul “public charge” che permetterebbe agli ufficiali dell’immigrazione di negare la green card basandosi su quasi qualsiasi uso passato di benefici pubblici, inclusi i pasti scolastici o la copertura Medicaid per figli cittadini statunitensi. La causa sostiene che la norma supera l’autorità statutaria del DHS ed è arbitraria e capricciosa, poiché l’agenzia ha ignorato le prove che politiche simili nel 2020 hanno causato un massiccio abbandono di programmi essenziali per la salute e la nutrizione. Secondo il reclamo, i bilanci statali potrebbero perdere oltre 5 miliardi di dollari all’anno in finanziamenti Medicaid, CHIP e SNAP, a causa del ritiro delle famiglie immigrate dai benefici per paura. Per i datori di lavoro che sponsorizzano lavoratori professionisti per la residenza permanente, il caso introduce un’incertezza dell’ultimo minuto. I team HR stavano preparando revisioni del modulo I-485 per dichiarare un uso più ampio di benefici a partire dal 18 settembre. Se il tribunale concederà un’ingiunzione temporanea questa settimana, queste preparazioni potrebbero cambiare da un giorno all’altro. Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano di raccogliere ora le dichiarazioni sui benefici, ma di rimandare l’assemblaggio finale dei fascicoli fino a che la situazione legale non si chiarisca. Oltre alla conformità normativa, le implicazioni economiche sono rilevanti. Una ricerca del New American Economy stima che il 45% dei laureati magistrali STEM nelle università USA dipenda da green card sponsorizzate dal datore di lavoro. La nuova regola potrebbe frenare la permanenza di talenti internazionali se i candidati temono il rifiuto per benefici di routine usati durante gli studi. Le aziende con un ampio bacino di lavoratori stranieri dovrebbero monitorare l’andamento del processo e preparare strategie alternative per i visti, come l’estensione dello status H-1B o l’esplorazione di incarichi in Canada, nel caso in cui i tempi di elaborazione rallentino.
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