
Parlando a una conferenza del partito a Valladolid il 20 settembre e ribadendo ai giornalisti il 21, la presidente del Partido Popular Isabel Díaz Ayuso ha esortato il governo a “chiudere le porte a chi si rifiuta di contribuire” e a inasprire i criteri per il ricongiungimento familiare e l’accesso all’assistenza sociale. Sebbene presentate come misure per il costo della vita, le sue dichiarazioni rappresentano il linguaggio più duro del PP da quando la Spagna ha liberalizzato le norme sui permessi di lavoro nel 2022 per alleviare la carenza di manodopera. Ayuso propone di vincolare il permesso di soggiorno a lungo termine a un impiego continuativo o all’iscrizione a corsi di formazione professionale, richiamando il modello danese “stay and work”. Sostiene inoltre un sistema a punti che dia priorità ai profili ad alta specializzazione, un’idea che la CEOE, lobby delle imprese, appoggia con cautela purché non ostacoli i trasferimenti intra-aziendali previsti dalle norme UE. Le ONG per la migrazione avvertono che la proposta confonde i richiedenti asilo vulnerabili con i cittadini UE economicamente inattivi e potrebbe violare clausole antidiscriminatorie. Tuttavia, un sondaggio del CIS mostra che il 54% degli spagnoli è favorevole a legare i benefici alla partecipazione al mercato del lavoro, suggerendo che la questione sarà centrale nelle elezioni regionali della prossima primavera. I team di mobilità globale dovrebbero monitorare il dibattito: se una coalizione guidata dal PP acquisisse peso a livello nazionale, la Spagna potrebbe introdurre condizioni più rigide per il rinnovo dei permessi ai familiari non UE e possibili modifiche al sistema di “arraigo social” usato da molte aziende per regolarizzare lavoratori stranieri di lunga data in settori come la logistica e l’ospitalità.
Fonte: The Local Spain