
Un’inchiesta pubblicata da The Atlantic il 21 settembre racconta il crescente numero di richiedenti asilo haitiani che evitano la sorvegliata frontiera tra Stati Uniti e Messico, attraversando invece il confine dagli Stati Uniti verso il Canada in zone remote dello stato di New York e del Vermont. Le autorità canadesi hanno confermato 13 recenti intercettazioni vicino a Roxham Road, Quebec, consegnando i migranti alla Border Patrol statunitense secondo i protocolli bilaterali di “paese terzo sicuro”. Gli attivisti sostengono che l’arretrato nelle procedure di asilo in Canada e la percepita sicurezza dei rifugi canadesi stiano spingendo gli haitiani a dirigersi a nord prima di tentare l’ingresso negli Stati Uniti. La Royal Canadian Mounted Police (RCMP) segnala un aumento del 71% delle traversate irregolari dal sud dall’inizio dell’anno, suscitando richieste da parte dei deputati conservatori per una “strategia di confine settentrionale”. A Washington, diversi governatori repubblicani hanno citato questa tendenza per rinnovare le richieste di una barriera fisica lungo alcune parti dei 5.500 miglia di frontiera. Per i programmi di mobilità globale, questo cambiamento complica i modelli di pianificazione della forza lavoro, che presupponevano che la migrazione caraibica continuasse a passare principalmente attraverso Texas e Arizona. I poli manifatturieri del nord, da Buffalo a Burlington, potrebbero vedere lo spazio nei rifugi locali destinato alle famiglie di migranti, influenzando la disponibilità abitativa a breve termine per il personale trasferito. Le aziende che impiegano cittadini haitiani sotto lo status TPS dovrebbero monitorare possibili estensioni delle politiche mentre il DHS valuta l’impatto demografico. Le compagnie di trasporto su strada transfrontaliero temono inoltre un aumento delle ispezioni secondarie lungo i corridoi I-87 e I-89, che potrebbero rallentare le consegne just-in-time legate alle catene di approvvigionamento Quebec–New England. I responsabili della mobilità dovrebbero mappare punti di ingresso alternativi via aerea o marittima per il personale di progetti critici e rivedere le politiche aziendali di donazioni benefiche, dato che le ONG locali cercano supporto.
Fonte: The Atlantic
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