
La lunga attesa di due anni di un vigile del fuoco iraniano per assumere un ruolo specialistico nella gestione del rischio a Limerick è diventata un esempio emblematico del costo umano causato dall’arretrato nelle richieste di visto di lavoro a lungo termine in Irlanda. Sajjad Momeni, 42 anni, ha ottenuto un permesso di lavoro irlandese valido dal 30 gennaio 2025 al 29 gennaio 2027, ma il visto “D-employment” necessario per entrare nel Paese è ancora in attesa di una decisione dopo quasi 20 mesi. Momeni ha raccontato al Limerick Post che le ripetute richieste tramite il portale del Servizio Immigrazione hanno generato solo risposte automatiche mensili che invitano alla pazienza. L’incertezza mette ora a rischio sia i piani di assunzione del datore di lavoro di Limerick sia il sostentamento del candidato.
Sebbene il Dipartimento per l’Impresa abbia già approvato l’assunzione, il Dipartimento di Giustizia deve completare ulteriori controlli di sicurezza e background prima di rilasciare il visto. Le autorità riconoscono che “alcuni controlli internazionali possono richiedere tempi considerevoli”, ma non esiste alcun meccanismo di escalation una volta superati i tempi di elaborazione indicati. Le carenze di personale specializzato in sicurezza e ingegneria nel mercato del lavoro irlandese rendono questi ritardi un problema che va oltre la sfera privata. I datori di lavoro che faticano a coprire posizioni critiche affrontano ritardi nei progetti e costi maggiori, mentre i candidati rischiano di perdere offerte di lavoro o che la validità del permesso di lavoro scada.
Per le multinazionali che localizzano in Irlanda funzioni di sicurezza o di risposta alle emergenze per l’area EMEA, i tempi imprevedibili dei visti minano la fiducia nell’ecosistema di mobilità del Paese. Praticamente, i team HR sono consigliati di prevedere un margine di almeno nove-dodici mesi tra il rilascio del permesso di lavoro e la data di inizio prevista, monitorare settimanalmente la coda dei visti e preparare, dove possibile, opzioni di “onboarding remoto” di emergenza. I consulenti legali invitano inoltre i datori di lavoro a tenere sotto controllo la validità del permesso di lavoro e, se necessario, a richiedere il rinnovo ben prima della scadenza dei 90 giorni.
Il Dipartimento di Giustizia sta silenziosamente sperimentando misure di miglioramento del processo, come la classificazione delle domande per livello di rischio e la condivisione dei dati biometrici con Stati partner affidabili, ma non è stata fornita alcuna tempistica pubblica per smaltire l’arretrato attuale. Fino ad allora, casi come quello di Momeni spiegano perché i responsabili della mobilità globale considerano i tempi di elaborazione dei visti irlandesi un rischio operativo prioritario per le missioni 2026-27.
Sebbene il Dipartimento per l’Impresa abbia già approvato l’assunzione, il Dipartimento di Giustizia deve completare ulteriori controlli di sicurezza e background prima di rilasciare il visto. Le autorità riconoscono che “alcuni controlli internazionali possono richiedere tempi considerevoli”, ma non esiste alcun meccanismo di escalation una volta superati i tempi di elaborazione indicati. Le carenze di personale specializzato in sicurezza e ingegneria nel mercato del lavoro irlandese rendono questi ritardi un problema che va oltre la sfera privata. I datori di lavoro che faticano a coprire posizioni critiche affrontano ritardi nei progetti e costi maggiori, mentre i candidati rischiano di perdere offerte di lavoro o che la validità del permesso di lavoro scada.
Per le multinazionali che localizzano in Irlanda funzioni di sicurezza o di risposta alle emergenze per l’area EMEA, i tempi imprevedibili dei visti minano la fiducia nell’ecosistema di mobilità del Paese. Praticamente, i team HR sono consigliati di prevedere un margine di almeno nove-dodici mesi tra il rilascio del permesso di lavoro e la data di inizio prevista, monitorare settimanalmente la coda dei visti e preparare, dove possibile, opzioni di “onboarding remoto” di emergenza. I consulenti legali invitano inoltre i datori di lavoro a tenere sotto controllo la validità del permesso di lavoro e, se necessario, a richiedere il rinnovo ben prima della scadenza dei 90 giorni.
Il Dipartimento di Giustizia sta silenziosamente sperimentando misure di miglioramento del processo, come la classificazione delle domande per livello di rischio e la condivisione dei dati biometrici con Stati partner affidabili, ma non è stata fornita alcuna tempistica pubblica per smaltire l’arretrato attuale. Fino ad allora, casi come quello di Momeni spiegano perché i responsabili della mobilità globale considerano i tempi di elaborazione dei visti irlandesi un rischio operativo prioritario per le missioni 2026-27.
Fonte: Limerick Post
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