
Più di sei anni dopo la fine della libera circolazione, il Ministero dell’Interno britannico è coinvolto in una nuova battaglia legale sui diritti post-Brexit dei cittadini europei. Il 27 settembre 2026, The Guardian ha rivelato che le autorità hanno scritto a 1.473 cittadini dell’UE e dello Spazio Economico Europeo, informandoli che lo status di “settled” o “pre-settled” ottenuto tramite l’EU Settlement Scheme (EUSS) è stato concesso “per errore” e sarà annullato a meno che non dimostrino il loro diritto entro 14 giorni. Il gruppo di attivisti the3million denuncia che almeno 50 persone hanno già visto cancellato il proprio status digitale e ha incaricato avvocati di richiedere una revisione giudiziaria della politica.
Le lettere si basano su un potere amministrativo introdotto alla fine del 2025 che consente ai funzionari di rivedere retroattivamente le concessioni EUSS. I critici sostengono che il Regno Unito stia violando l’Articolo 18 dell’Accordo di Recesso, che garantisce che lo status di residenza, una volta concesso, possa essere revocato solo attraverso procedure proporzionate. Tra i casi citati dagli avvocati figurano cittadini con doppia nazionalità, come brasiliani con passaporto italiano, e lavoratori di lunga data del NHS che si sono improvvisamente trovati impossibilitati a dimostrare il diritto a lavorare o affittare.
Praticamente, questa decisione crea problemi immediati di conformità per datori di lavoro, proprietari e università, tutti dipendenti dal sistema digitale in tempo reale del Ministero dell’Interno per verificare il diritto a lavorare, affittare o studiare. Dove lo status è stato cancellato, i controlli restituiscono un risultato rosso “nessun record di immigrazione”, esponendo sia l’individuo sia qualsiasi organizzazione che continui a impiegarlo a sanzioni civili. I team HR sono invitati a ripetere i controlli sul diritto al lavoro per il personale EUSS e a programmare verifiche successive in caso di appello pendente.
Dal punto di vista della mobilità, l’episodio evidenzia la fragilità dei visti elettronici e dei documenti di status migratorio esclusivamente digitali. I titolari il cui status viene revocato non possono imbarcarsi su voli per il Regno Unito, poiché i controlli Advance Passenger Information delle compagnie aeree li segnalano come non autorizzati. I datori di lavoro con un’ampia forza lavoro di cittadini UE – in particolare nei settori manifatturiero, dell’ospitalità e sanitario – rischiano un’imprevista perdita di personale, mentre i lavoratori in trasferta potrebbero vedersi negato il rientro se lo status viene revocato durante il viaggio.
Gli avvocati specializzati in immigrazione prevedono che la High Court esaminerà a ottobre una richiesta urgente di misure cautelari. In caso di esito positivo, il caso potrebbe rafforzare il principio secondo cui i diritti di residenza acquisiti con l’Accordo di Recesso non possono essere revocati unilateralmente con atti amministrativi. Nel frattempo, le aziende sono invitate a limitare i viaggi del personale coinvolto e a preparare fascicoli di prove – come contratti di locazione, bollette e certificati P60 – che attestino la residenza continuativa prima del 31 dicembre 2020.
Le lettere si basano su un potere amministrativo introdotto alla fine del 2025 che consente ai funzionari di rivedere retroattivamente le concessioni EUSS. I critici sostengono che il Regno Unito stia violando l’Articolo 18 dell’Accordo di Recesso, che garantisce che lo status di residenza, una volta concesso, possa essere revocato solo attraverso procedure proporzionate. Tra i casi citati dagli avvocati figurano cittadini con doppia nazionalità, come brasiliani con passaporto italiano, e lavoratori di lunga data del NHS che si sono improvvisamente trovati impossibilitati a dimostrare il diritto a lavorare o affittare.
Praticamente, questa decisione crea problemi immediati di conformità per datori di lavoro, proprietari e università, tutti dipendenti dal sistema digitale in tempo reale del Ministero dell’Interno per verificare il diritto a lavorare, affittare o studiare. Dove lo status è stato cancellato, i controlli restituiscono un risultato rosso “nessun record di immigrazione”, esponendo sia l’individuo sia qualsiasi organizzazione che continui a impiegarlo a sanzioni civili. I team HR sono invitati a ripetere i controlli sul diritto al lavoro per il personale EUSS e a programmare verifiche successive in caso di appello pendente.
Dal punto di vista della mobilità, l’episodio evidenzia la fragilità dei visti elettronici e dei documenti di status migratorio esclusivamente digitali. I titolari il cui status viene revocato non possono imbarcarsi su voli per il Regno Unito, poiché i controlli Advance Passenger Information delle compagnie aeree li segnalano come non autorizzati. I datori di lavoro con un’ampia forza lavoro di cittadini UE – in particolare nei settori manifatturiero, dell’ospitalità e sanitario – rischiano un’imprevista perdita di personale, mentre i lavoratori in trasferta potrebbero vedersi negato il rientro se lo status viene revocato durante il viaggio.
Gli avvocati specializzati in immigrazione prevedono che la High Court esaminerà a ottobre una richiesta urgente di misure cautelari. In caso di esito positivo, il caso potrebbe rafforzare il principio secondo cui i diritti di residenza acquisiti con l’Accordo di Recesso non possono essere revocati unilateralmente con atti amministrativi. Nel frattempo, le aziende sono invitate a limitare i viaggi del personale coinvolto e a preparare fascicoli di prove – come contratti di locazione, bollette e certificati P60 – che attestino la residenza continuativa prima del 31 dicembre 2020.
Fonte: The Guardian
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