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La Polonia espelle quattro cittadini stranieri e impone divieti di ingresso nell'area Schengen fino a otto anni

set 27, 2026
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La Polonia espelle quattro cittadini stranieri e impone divieti di ingresso nell'area Schengen fino a otto anni
La Guardia di Frontiera polacca ha intensificato i controlli sull’immigrazione, procedendo all’espulsione forzata di quattro cittadini stranieri il 27 settembre 2026. Secondo una dichiarazione riportata dal portale di notizie PrawicaPolska, gli agenti dell’Unità Marittima della Guardia di Frontiera hanno scortato fuori dal paese due ucraini, un moldavo e un altro straniero non identificato, dopo l’entrata in vigore degli ordini di espulsione definitiva. Tutti e quattro avevano già ricevuto un ordine obbligatorio di rimpatrio, ma avevano ignorato i termini per lasciare volontariamente il territorio.

Nel caso più grave, un ucraino di 31 anni, presente illegalmente dal giugno precedente e arrestato a Kołobrzeg per reati legati alla droga, ha ricevuto un divieto di rientro in Polonia o in qualsiasi altro paese Schengen della durata di otto anni. Il cittadino moldavo, fermato all’aeroporto di Danzica e coinvolto in furti organizzati, è soggetto allo stesso divieto di otto anni. Gli altri due ucraini sono stati espulsi per ripetuti reati contro la proprietà e guida in stato di ebbrezza.

Secondo la legge polacca del 2013 sugli stranieri, chiunque minacci l’ordine pubblico o violi gravemente le norme di soggiorno può essere soggetto a un divieto di ingresso valido in tutta l’area Schengen fino a dieci anni. Le autorità di frontiera sottolineano che le espulsioni sistematiche sono ora più semplici grazie alla centralizzazione dei dati di viaggio nel nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES) dell’UE, che condivide automaticamente gli allarmi con gli altri Stati membri.

Per i datori di lavoro, questo caso rappresenta un monito: il personale trovato a lavorare o soggiornare illegalmente può essere espulso senza preavviso, causando interruzioni nei progetti e sanzioni per l’azienda. I responsabili della mobilità devono verificare con attenzione che i dipendenti ucraini e moldavi abbiano permessi di soggiorno validi o abbiano presentato richieste di rinnovo prima della scadenza dei documenti attuali. Poiché i divieti valgono per tutta l’area Schengen, trasferire il personale in paesi vicini non è un’opzione una volta emesso il provvedimento.

Guardando al futuro, la Polonia prevede un aumento delle espulsioni forzate, grazie al monitoraggio in tempo reale delle permanenze oltre il limite da parte dei sistemi EES e del prossimo ETIAS. Le aziende con viaggiatori a breve termine devono prepararsi a controlli di uscita più rigorosi e consigliare ai dipendenti di conservare carte d’imbarco e ricevute alberghiere per dimostrare il rispetto della regola dei 90 giorni su 180.
Fonte: PrawicaPolska

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