
Gruppi per i diritti umani hanno chiesto al Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria di intervenire dopo che l'U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha cancellato oltre 16.000 nomi dal suo Sistema Online di Localizzazione dei Detenuti il 15 settembre. La modifica — non annunciata fino a quando gli attivisti non l’hanno scoperta la scorsa settimana — riguarda detenuti con ordini di espulsione definitivi, rendendo praticamente impossibile per famiglie, avvocati o datori di lavoro confermare la loro posizione. Per le aziende globali, questa oscuramento solleva gravi preoccupazioni in termini di dovere di cura. I cittadini stranieri che non si presentano a incontri con clienti o visite agli stabilimenti potrebbero infatti essere in custodia ICE senza che i team di sicurezza aziendale possano localizzarli rapidamente. I responsabili della mobilità rischiano inoltre di violare le norme sulla privacy dei dati se diffondono informazioni personali nella fretta di rintracciare i dipendenti scomparsi. ICE sostiene che la pulizia del database “snellirà le espulsioni”, ma le organizzazioni della società civile replicano che ciò viola i requisiti federali di trasparenza e compromette il diritto dei detenuti all’assistenza legale. Chiedono all’agenzia di ripristinare la piena funzionalità di ricerca e di pubblicare aggiornamenti regolari sulla custodia. Tra le misure pratiche per i datori di lavoro ci sono l’inserimento di clausole di emergenza nei contratti di trasferimento, la raccolta di contatti secondari per emergenze e l’istruzione agli avvocati esterni di presentare richieste FOIA G-639 se un lavoratore scompare dal sistema. Fino al ripristino del localizzatore, il monitoraggio proattivo dei registri dei tribunali locali e degli orari dei voli ICE potrebbe essere l’unico modo per seguire lo stato di un dipendente. Il gruppo di lavoro ONU dovrebbe decidere entro 60 giorni se emettere un appello urgente. Una censura formale potrebbe spingere ICE a reintegrare le liste pubbliche, ma i team di mobilità devono prepararsi a una lunga battaglia per la trasparenza.
Fonte: Associated Press
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