
In una decisione storica emessa il 16 ottobre 2026, il Tribunale Superiore (Sezione Immigrazione e Asilo) ha stabilito che il Ministero dell’Interno ha agito in modo irrazionale nel rifiutare i visti di visita a due famiglie palestinesi bloccate a Gaza. Le famiglie non erano riuscite a recarsi presso un centro estero per la richiesta del visto per registrare i dati biometrici, requisito che il ministero aveva definito obbligatorio prima di poter esaminare le domande. Il Tribunale ha rilevato che la politica dei “viaggi non sicuri”, introdotta dopo la chiusura della via per il ricongiungimento familiare lo scorso anno, non teneva conto dell’impossibilità di lasciare Gaza in sicurezza. Insistendo sulla registrazione biometrica preventiva, le autorità hanno posto le famiglie in una situazione senza via d’uscita, violando il loro diritto alla vita familiare sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. I giudici hanno ordinato al Ministero di riesaminare con urgenza le domande e di trovare un’alternativa pratica per la raccolta dei dati biometrici, come la registrazione all’arrivo o la cattura remota. Sebbene la sentenza riguardi casi umanitari, sottolinea il crescente controllo giudiziario sulla praticità delle procedure biometriche in tutte le categorie di visto. Le aziende che operano in aree ad alto rischio devono considerare che regole biometriche rigide possono ora causare contenziosi e ritardi. Gli esperti legali prevedono che la sentenza influenzerà le discussioni politiche in corso sulle squadre mobili per la raccolta biometrica, una riforma che potrebbe in futuro avvantaggiare anche i richiedenti business in località remote. Il Ministero dell’Interno ha dichiarato di “stare esaminando attentamente la sentenza”. Le imprese con personale in zone di conflitto dovrebbero monitorare le prossime indicazioni per eventuali concessioni temporanee sulla registrazione biometrica.
Fonte: Free Movement