
Durante la sua seconda visita ufficiale a Nuova Delhi questa settimana, il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha cercato di rassicurare la comunità IT e delle start-up indiana riguardo a una serie di recenti controlli sull'immigrazione a Washington. In un'intervista ai media indiani, Rubio ha riconosciuto che diverse agenzie statunitensi hanno intensificato i controlli di conformità — visibilmente evidenziati dalla sospensione, l'8 ottobre, delle richieste di certificazione PERM per otto grandi aziende tecnologiche globali — ma ha sottolineato che queste misure mirano a correggere “20 anni di trascuratezza nel sistema USA” e non sono rivolte specificamente all’India.
Le dichiarazioni di Rubio arrivano in un momento delicato: gli indiani rappresentano oltre il 70% delle nuove approvazioni H-1B e circa un terzo di tutte le code di green card basate sull’occupazione. Poiché la sospensione PERM coinvolge aziende come Microsoft, Adobe, Infosys e Wipro — principali datori di lavoro di talenti indiani — i dirigenti indiani temevano un blocco di fatto delle future assegnazioni negli Stati Uniti. Rubio ha però assicurato che i visti esistenti restano validi e che la sospensione è temporanea, in attesa di una revisione degli abusi sistemici.
Oltre all’immigrazione, Rubio ha confermato che l’accordo commerciale India-USA, negoziato a lungo, è a “settimane, non mesi” dalla firma, con il 99% del testo già definito. I negoziatori commerciali vedono un’intesa rapida come fondamentale per proteggere i corridoi di mobilità — in particolare un capitolo dedicato alla mobilità delle competenze — dall’ondata protezionistica legata alle elezioni in entrambi i Paesi.
Per i datori di lavoro multinazionali, il messaggio è duplice: l’incertezza a breve termine sui visti persisterà, ma Washington non intende escludere i talenti indiani. Le aziende dovrebbero però diversificare i canali di assegnazione e prepararsi a ulteriori controlli documentali durante le verifiche PERM. I lavoratori indiani già negli USA sono invitati a mantenere impeccabili i registri di busta paga e LCA; chi attende la sponsorizzazione per la green card potrebbe invece vedere rallentamenti nelle decisioni finché le aziende sospese non saranno riabilitate.
Nel frattempo, i team HR dovrebbero iniziare a mappare i flussi di talenti verso Canada e Messico come piani di emergenza, mentre si intensificano le pressioni tramite associazioni di categoria per una rapida riattivazione delle procedure PERM. Nel quadro più ampio, le parole di Rubio indicano che l’allineamento geopolitico con l’India resta una priorità per gli USA e che le tensioni sulla mobilità saranno probabilmente risolte parallelamente al pacchetto commerciale più ampio — offrendo una potenziale vittoria per Silicon Valley e la forza lavoro tecnologica indiana.
Le dichiarazioni di Rubio arrivano in un momento delicato: gli indiani rappresentano oltre il 70% delle nuove approvazioni H-1B e circa un terzo di tutte le code di green card basate sull’occupazione. Poiché la sospensione PERM coinvolge aziende come Microsoft, Adobe, Infosys e Wipro — principali datori di lavoro di talenti indiani — i dirigenti indiani temevano un blocco di fatto delle future assegnazioni negli Stati Uniti. Rubio ha però assicurato che i visti esistenti restano validi e che la sospensione è temporanea, in attesa di una revisione degli abusi sistemici.
Oltre all’immigrazione, Rubio ha confermato che l’accordo commerciale India-USA, negoziato a lungo, è a “settimane, non mesi” dalla firma, con il 99% del testo già definito. I negoziatori commerciali vedono un’intesa rapida come fondamentale per proteggere i corridoi di mobilità — in particolare un capitolo dedicato alla mobilità delle competenze — dall’ondata protezionistica legata alle elezioni in entrambi i Paesi.
Per i datori di lavoro multinazionali, il messaggio è duplice: l’incertezza a breve termine sui visti persisterà, ma Washington non intende escludere i talenti indiani. Le aziende dovrebbero però diversificare i canali di assegnazione e prepararsi a ulteriori controlli documentali durante le verifiche PERM. I lavoratori indiani già negli USA sono invitati a mantenere impeccabili i registri di busta paga e LCA; chi attende la sponsorizzazione per la green card potrebbe invece vedere rallentamenti nelle decisioni finché le aziende sospese non saranno riabilitate.
Nel frattempo, i team HR dovrebbero iniziare a mappare i flussi di talenti verso Canada e Messico come piani di emergenza, mentre si intensificano le pressioni tramite associazioni di categoria per una rapida riattivazione delle procedure PERM. Nel quadro più ampio, le parole di Rubio indicano che l’allineamento geopolitico con l’India resta una priorità per gli USA e che le tensioni sulla mobilità saranno probabilmente risolte parallelamente al pacchetto commerciale più ampio — offrendo una potenziale vittoria per Silicon Valley e la forza lavoro tecnologica indiana.
Fonte: Financial Express
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