
La Corte Amministrativa Superiore di Berlino ha respinto il ricorso dell’ufficio immigrazione cittadino contro una sentenza precedente che aveva annullato il divieto di viaggio e attività politica a livello Schengen imposto al professor Ghassan Abu Sittah, chirurgo plastico britannico-palestinese e rettore dell’Università di Glasgow.
Abu Sittah era stato vietato di entrare in Germania dopo aver tentato di intervenire a un congresso di solidarietà con la Palestina nell’aprile 2024. Le autorità avevano giustificato il divieto sostenendo che le sue critiche alle azioni militari israeliane minacciassero “l’ordine democratico fondamentale” e quindi fossero legittime ai sensi del § 54 della legge sull’immigrazione (Aufenthaltsgesetz). Nel luglio 2025 il Tribunale Amministrativo aveva giudicato il divieto sproporzionato; il rigetto del ricorso della scorsa settimana rende definitiva questa decisione.
La sentenza restituisce al professore il diritto di entrare in Germania e nell’intera area Schengen, fissando un precedente su quanto l’espressione politica possa essere invocata come motivo di sicurezza nazionale per limitare la mobilità. Gli esperti legali sottolineano che il tribunale ha dato maggiore peso alla libertà di movimento e di espressione rispetto alla dottrina governativa della “ragion di Stato” nei confronti di Israele.
Per le organizzazioni multinazionali che ospitano conferenze in Germania, la sentenza chiarisce che non si possono escludere relatori stranieri solo per opinioni controverse, a meno che non sussistano minacce di sicurezza concrete. Tuttavia, i team responsabili della mobilità e degli eventi dovrebbero continuare a verificare se gli invitati compaiono nel sistema nazionale di allerta visti (INPOL) e prevedere tempi più lunghi per ospiti politicamente sensibili.
Il Ministero dell’Interno ha annunciato che rivedrà le linee guida per gli uffici immigrazione locali, per garantire che i futuri divieti rispettino il nuovo criterio di proporzionalità. Le aziende che si affidano a visti Schengen a breve termine per accademici di rilievo e partner di ONG dovrebbero monitorare la circolare in arrivo.
Abu Sittah era stato vietato di entrare in Germania dopo aver tentato di intervenire a un congresso di solidarietà con la Palestina nell’aprile 2024. Le autorità avevano giustificato il divieto sostenendo che le sue critiche alle azioni militari israeliane minacciassero “l’ordine democratico fondamentale” e quindi fossero legittime ai sensi del § 54 della legge sull’immigrazione (Aufenthaltsgesetz). Nel luglio 2025 il Tribunale Amministrativo aveva giudicato il divieto sproporzionato; il rigetto del ricorso della scorsa settimana rende definitiva questa decisione.
La sentenza restituisce al professore il diritto di entrare in Germania e nell’intera area Schengen, fissando un precedente su quanto l’espressione politica possa essere invocata come motivo di sicurezza nazionale per limitare la mobilità. Gli esperti legali sottolineano che il tribunale ha dato maggiore peso alla libertà di movimento e di espressione rispetto alla dottrina governativa della “ragion di Stato” nei confronti di Israele.
Per le organizzazioni multinazionali che ospitano conferenze in Germania, la sentenza chiarisce che non si possono escludere relatori stranieri solo per opinioni controverse, a meno che non sussistano minacce di sicurezza concrete. Tuttavia, i team responsabili della mobilità e degli eventi dovrebbero continuare a verificare se gli invitati compaiono nel sistema nazionale di allerta visti (INPOL) e prevedere tempi più lunghi per ospiti politicamente sensibili.
Il Ministero dell’Interno ha annunciato che rivedrà le linee guida per gli uffici immigrazione locali, per garantire che i futuri divieti rispettino il nuovo criterio di proporzionalità. Le aziende che si affidano a visti Schengen a breve termine per accademici di rilievo e partner di ONG dovrebbero monitorare la circolare in arrivo.