
Gli Emirati Arabi Uniti hanno nuovamente alzato l’asticella per la capacità nel settore dell’aviazione.
Il 22 dicembre, la General Civil Aviation Authority e Dubai Airports hanno presentato congiuntamente il piano strategico nazionale per il 2026, confermando che tre grandi progetti entreranno in fase di costruzione completa il prossimo anno: la ricostruzione di Al Maktoum International (DWC) del valore di 128 miliardi di AED (34,8 miliardi di dollari), il raddoppio del terminal passeggeri di Sharjah International e un’espansione graduale di Ras Al Khaimah International fino al 2028.
A DWC, cinque piste parallele, 400 gate tra remoti e a contatto, e una zona logistica multimodale integrata porteranno la capacità teorica a 260 milioni di viaggiatori e 12 milioni di tonnellate di merci, garantendo così il ruolo di Dubai come super-hub quando DXB raggiungerà la saturazione pratica entro la fine del decennio. Sostenibilità e automazione sono al centro del progetto: una flotta di servizi a terra completamente elettrica, alimentazione ausiliaria pronta all’idrogeno, percorsi passeggeri biometrici “one-ID” e un terminal raffreddato da un parco solare da 100 MW.
Per i responsabili della mobilità aziendale le implicazioni sono immediate. Le assunzioni per competenze specialistiche – ingegneri del traffico aereo, tecnologi per la gestione bagagli, responsabili della sostenibilità – inizieranno nel primo trimestre 2026. Le multinazionali dovrebbero rivedere le indennità per il personale trasferito a Dubai South, Sharjah o RAK, dato che la domanda abitativa è destinata a crescere nelle aree di cantiere. L’espansione comporterà anche un aumento degli slot per le compagnie aeree; i pianificatori di rete possono già presentare richieste preliminari per la stagione invernale 2026/27.
Sharjah International aggiungerà 85.000 m² di superficie, portando la capacità a 20 milioni di passeggeri e offrendo ad Air Arabia – la compagnia di casa – spazio per sviluppare le sue ambizioni low-cost a lungo raggio. Ras Al Khaimah, con l’obiettivo di 5 milioni di passeggeri entro il 2028, si sta posizionando come un gateway specializzato per il turismo leisure con collegamenti charter diretti verso Europa e India. Insieme, i tre progetti rafforzano la strategia degli Emirati di distribuire il traffico su più hub, mantenendo l’intero ecosistema – aeroporti, zone franche e ricavi duty-free – sotto un’unica gestione emiratina.
Le aziende che dipendono da frequenti viaggi esecutivi nel Golfo dovrebbero iniziare a mappare come la nuova geografia influenzerà i tempi di trasporto a terra, le location alberghiere preferite e le procedure di immigrazione (ogni aeroporto ha un proprio ufficio della General Directorate of Residency & Foreigners Affairs). Il messaggio delle autorità è chiaro: gli Emirati puntano forte sull’aviazione per sostenere la loro economia post-petrolifera, e la finestra per assicurarsi vantaggi operativi si sta aprendo proprio ora.
Il 22 dicembre, la General Civil Aviation Authority e Dubai Airports hanno presentato congiuntamente il piano strategico nazionale per il 2026, confermando che tre grandi progetti entreranno in fase di costruzione completa il prossimo anno: la ricostruzione di Al Maktoum International (DWC) del valore di 128 miliardi di AED (34,8 miliardi di dollari), il raddoppio del terminal passeggeri di Sharjah International e un’espansione graduale di Ras Al Khaimah International fino al 2028.
A DWC, cinque piste parallele, 400 gate tra remoti e a contatto, e una zona logistica multimodale integrata porteranno la capacità teorica a 260 milioni di viaggiatori e 12 milioni di tonnellate di merci, garantendo così il ruolo di Dubai come super-hub quando DXB raggiungerà la saturazione pratica entro la fine del decennio. Sostenibilità e automazione sono al centro del progetto: una flotta di servizi a terra completamente elettrica, alimentazione ausiliaria pronta all’idrogeno, percorsi passeggeri biometrici “one-ID” e un terminal raffreddato da un parco solare da 100 MW.
Per i responsabili della mobilità aziendale le implicazioni sono immediate. Le assunzioni per competenze specialistiche – ingegneri del traffico aereo, tecnologi per la gestione bagagli, responsabili della sostenibilità – inizieranno nel primo trimestre 2026. Le multinazionali dovrebbero rivedere le indennità per il personale trasferito a Dubai South, Sharjah o RAK, dato che la domanda abitativa è destinata a crescere nelle aree di cantiere. L’espansione comporterà anche un aumento degli slot per le compagnie aeree; i pianificatori di rete possono già presentare richieste preliminari per la stagione invernale 2026/27.
Sharjah International aggiungerà 85.000 m² di superficie, portando la capacità a 20 milioni di passeggeri e offrendo ad Air Arabia – la compagnia di casa – spazio per sviluppare le sue ambizioni low-cost a lungo raggio. Ras Al Khaimah, con l’obiettivo di 5 milioni di passeggeri entro il 2028, si sta posizionando come un gateway specializzato per il turismo leisure con collegamenti charter diretti verso Europa e India. Insieme, i tre progetti rafforzano la strategia degli Emirati di distribuire il traffico su più hub, mantenendo l’intero ecosistema – aeroporti, zone franche e ricavi duty-free – sotto un’unica gestione emiratina.
Le aziende che dipendono da frequenti viaggi esecutivi nel Golfo dovrebbero iniziare a mappare come la nuova geografia influenzerà i tempi di trasporto a terra, le location alberghiere preferite e le procedure di immigrazione (ogni aeroporto ha un proprio ufficio della General Directorate of Residency & Foreigners Affairs). Il messaggio delle autorità è chiaro: gli Emirati puntano forte sull’aviazione per sostenere la loro economia post-petrolifera, e la finestra per assicurarsi vantaggi operativi si sta aprendo proprio ora.
Fonte: Gulf News
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