
I tanto attesi test di integrazione in Francia non sono più solo teoria: da ora sono un requisito obbligatorio per molti residenti stranieri. Dal 1° gennaio 2026, chi richiede la maggior parte delle carte di soggiorno pluriennali (escluse le categorie Passeport Talent), la carta di soggiorno decennale e la cittadinanza francese dovrà: 1) dimostrare la conoscenza della lingua francese (livello A2 per le carte pluriennali standard, B1 per la carta di soggiorno, B2 per la naturalizzazione) e 2) superare un esame di cittadinanza con 40 domande a scelta multipla su valori repubblicani, vita quotidiana e ruolo della Francia in Europa.
La misura deriva dalla legge sull’immigrazione del 2024 e da due decreti attuativi del 15 luglio 2025. Finora bastava dimostrare “sforzi” nell’apprendimento del francese per ottenere lo status pluriennale, e per la cittadinanza era sufficiente il colloquio di assimilazione in prefettura. Da questa settimana, saranno accettati solo punteggi ufficiali o diplomi riconosciuti, e la prefettura respingerà le pratiche senza il certificato dell’esame di cittadinanza. Le esenzioni sono limitate: titolari di permessi Passeport Talent, beneficiari di accordi internazionali, rifugiati, rinnovi e alcuni richiedenti anziani o disabili sono esclusi dai nuovi requisiti.
Per le aziende, non si tratta solo di burocrazia. Il personale straniero che non raggiunge il livello linguistico richiesto rischia di restare con permessi a breve termine, rinnovabili solo tre volte, creando problemi di retention e costi aggiuntivi per i rinnovi. I team HR dovrebbero subito verificare la situazione degli assegnati interessati, prevedere nel budget le spese per gli esami (circa 150–250 euro a tentativo) e pianificare con un margine di 4-6 mesi per assicurarsi un posto agli esami.
Il cambiamento accentua anche le disparità regionali. Mentre a Parigi ci sono diversi centri d’esame, nelle prefetture più piccole le sessioni sono al massimo mensili; perdere un appuntamento può far slittare le pratiche ben oltre l’inizio dell’assegnazione. Le aziende dovrebbero quindi valutare di trasferire temporaneamente il personale in città con più centri d’esame o finanziare corsi intensivi di lingua. In prospettiva, gli esperti di immigrazione prevedono ulteriori chiarimenti sulle esenzioni, soprattutto per i professionisti scientifici i cui titoli sono già riconosciuti dalla legge francese.
A medio termine, il governo sostiene che standard linguistici più elevati favoriranno l’integrazione nel mercato del lavoro. Le multinazionali, però, temono una riduzione del bacino di talenti e monitoreranno attentamente i tassi di rifiuto. Per ora il messaggio è chiaro: senza francese, niente futuro a lungo termine in Francia.
La misura deriva dalla legge sull’immigrazione del 2024 e da due decreti attuativi del 15 luglio 2025. Finora bastava dimostrare “sforzi” nell’apprendimento del francese per ottenere lo status pluriennale, e per la cittadinanza era sufficiente il colloquio di assimilazione in prefettura. Da questa settimana, saranno accettati solo punteggi ufficiali o diplomi riconosciuti, e la prefettura respingerà le pratiche senza il certificato dell’esame di cittadinanza. Le esenzioni sono limitate: titolari di permessi Passeport Talent, beneficiari di accordi internazionali, rifugiati, rinnovi e alcuni richiedenti anziani o disabili sono esclusi dai nuovi requisiti.
Per le aziende, non si tratta solo di burocrazia. Il personale straniero che non raggiunge il livello linguistico richiesto rischia di restare con permessi a breve termine, rinnovabili solo tre volte, creando problemi di retention e costi aggiuntivi per i rinnovi. I team HR dovrebbero subito verificare la situazione degli assegnati interessati, prevedere nel budget le spese per gli esami (circa 150–250 euro a tentativo) e pianificare con un margine di 4-6 mesi per assicurarsi un posto agli esami.
Il cambiamento accentua anche le disparità regionali. Mentre a Parigi ci sono diversi centri d’esame, nelle prefetture più piccole le sessioni sono al massimo mensili; perdere un appuntamento può far slittare le pratiche ben oltre l’inizio dell’assegnazione. Le aziende dovrebbero quindi valutare di trasferire temporaneamente il personale in città con più centri d’esame o finanziare corsi intensivi di lingua. In prospettiva, gli esperti di immigrazione prevedono ulteriori chiarimenti sulle esenzioni, soprattutto per i professionisti scientifici i cui titoli sono già riconosciuti dalla legge francese.
A medio termine, il governo sostiene che standard linguistici più elevati favoriranno l’integrazione nel mercato del lavoro. Le multinazionali, però, temono una riduzione del bacino di talenti e monitoreranno attentamente i tassi di rifiuto. Per ora il messaggio è chiaro: senza francese, niente futuro a lungo termine in Francia.
Fonte: Fragomen Immigration Alert
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