
Dal 1° gennaio 2026, tutti i nuovi richiedenti per la carta di soggiorno pluriennale francese, la carta di residente decennale e la naturalizzazione dovranno dimostrare la loro integrazione superando due esami statali: un test di lingua francese e un “examen civique” computerizzato di 45 minuti. Questa novità deriva dalla Legge sull’Immigrazione e l’Integrazione 2024, entrata in vigore solo all’inizio del nuovo anno dopo mesi di decreti che ne hanno definito i dettagli tecnici. Il Ministero dell’Interno ha stabilito i livelli minimi di lingua: A2 per il permesso di soggiorno quadriennale, B1 per la carta decennale e B2 per la cittadinanza, mentre l’esame di civica – composto da 40 domande a scelta multipla su valori repubblicani, istituzioni, vita quotidiana e storia – richiede un punteggio minimo dell’80%.
La capacità di esame è già sotto pressione. Ogni anno si prevedono oltre 100.000 nuovi richiedenti permessi di soggiorno e circa 35.000 candidati alla cittadinanza; l’Ufficio francese per l’Immigrazione e l’Integrazione (OFII) ha raddoppiato i moduli di formazione e aperto sessioni nel weekend, ma le prefetture di Parigi, Lione e Marsiglia segnalano liste d’attesa fino a tre mesi per le date d’esame. I centri autorizzati, tra cui la rete CCI Paris Île-de-France “Le français des affaires”, hanno lanciato simulazioni online e corsi di preparazione da 200 a 400 euro, sollevando preoccupazioni di equità tra le ONG.
Per le aziende la riforma rappresenta un possibile collo di bottiglia. I trasferimenti intra-aziendali, le nuove assunzioni e i loro familiari non potranno più completare l’apprendimento linguistico dopo l’arrivo; i team HR dovranno quindi pianificare le prenotazioni degli esami fin dalle prime fasi dell’assegnazione e prevedere tempi supplementari nelle negoziazioni delle date di inizio. I responsabili della mobilità sono inoltre invitati a prevedere congedi studio retribuiti o a finanziare corsi di lingua, soprattutto per i lavoratori manuali che potrebbero avere difficoltà a raggiungere i livelli richiesti. Il mancato superamento dell’esame civico comporterà il rifiuto della carta di soggiorno, costringendo a una nuova domanda e mettendo a rischio i tempi dei progetti.
Le esenzioni sono limitate. I richiedenti di età pari o superiore a 65 anni sono esonerati da entrambi gli esami per le carte di lungo periodo (ma non per la cittadinanza), mentre gli studenti che rinnovano permessi annuali e i titolari di visti per lavoratori stagionali restano esclusi. Le aziende dovrebbero comunque verificare che i coniugi accompagnatori rientrino nel nuovo regime. Il Ministero dell’Interno ha annunciato una revisione dei tassi di superamento dopo sei mesi e potrebbe modificare il questionario; i critici sostengono che il test contenga domande di cultura generale che pochi cittadini nativi saprebbero rispondere.
Il consiglio pratico immediato: prenotare le date d’esame non appena il visto dell’assegnato è approvato, prevedere un margine extra di tre-sei settimane nei tempi di assegnazione e valutare la collaborazione con fornitori di corsi di lingua accreditati che possano certificare risultati riconosciuti dalle prefetture. Con le liste d’attesa già estese fino ad aprile, una pianificazione proattiva farà la differenza tra un avvio fluido e un ritardo nell’inizio dell’incarico.
La capacità di esame è già sotto pressione. Ogni anno si prevedono oltre 100.000 nuovi richiedenti permessi di soggiorno e circa 35.000 candidati alla cittadinanza; l’Ufficio francese per l’Immigrazione e l’Integrazione (OFII) ha raddoppiato i moduli di formazione e aperto sessioni nel weekend, ma le prefetture di Parigi, Lione e Marsiglia segnalano liste d’attesa fino a tre mesi per le date d’esame. I centri autorizzati, tra cui la rete CCI Paris Île-de-France “Le français des affaires”, hanno lanciato simulazioni online e corsi di preparazione da 200 a 400 euro, sollevando preoccupazioni di equità tra le ONG.
Per le aziende la riforma rappresenta un possibile collo di bottiglia. I trasferimenti intra-aziendali, le nuove assunzioni e i loro familiari non potranno più completare l’apprendimento linguistico dopo l’arrivo; i team HR dovranno quindi pianificare le prenotazioni degli esami fin dalle prime fasi dell’assegnazione e prevedere tempi supplementari nelle negoziazioni delle date di inizio. I responsabili della mobilità sono inoltre invitati a prevedere congedi studio retribuiti o a finanziare corsi di lingua, soprattutto per i lavoratori manuali che potrebbero avere difficoltà a raggiungere i livelli richiesti. Il mancato superamento dell’esame civico comporterà il rifiuto della carta di soggiorno, costringendo a una nuova domanda e mettendo a rischio i tempi dei progetti.
Le esenzioni sono limitate. I richiedenti di età pari o superiore a 65 anni sono esonerati da entrambi gli esami per le carte di lungo periodo (ma non per la cittadinanza), mentre gli studenti che rinnovano permessi annuali e i titolari di visti per lavoratori stagionali restano esclusi. Le aziende dovrebbero comunque verificare che i coniugi accompagnatori rientrino nel nuovo regime. Il Ministero dell’Interno ha annunciato una revisione dei tassi di superamento dopo sei mesi e potrebbe modificare il questionario; i critici sostengono che il test contenga domande di cultura generale che pochi cittadini nativi saprebbero rispondere.
Il consiglio pratico immediato: prenotare le date d’esame non appena il visto dell’assegnato è approvato, prevedere un margine extra di tre-sei settimane nei tempi di assegnazione e valutare la collaborazione con fornitori di corsi di lingua accreditati che possano certificare risultati riconosciuti dalle prefetture. Con le liste d’attesa già estese fino ad aprile, una pianificazione proattiva farà la differenza tra un avvio fluido e un ritardo nell’inizio dell’incarico.
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