
L’Austria ha effettuato il rimpatrio forzato di un cittadino afghano di 33 anni nelle prime ore del 25 gennaio 2026, trasportandolo via Istanbul a Kabul. L’uomo aveva accumulato sei condanne penali, tra cui aggressioni gravi, da quando era entrato in Austria nel 2015, e aveva trascorso cinque dei suoi dieci anni e mezzo nel paese in carcere. Era uno dei diversi individui identificati positivamente da una delegazione afghana che lo scorso anno ha visitato Vienna per rilasciare documenti di viaggio ai rimpatriati.
Annunciando l’operazione, il Ministro dell’Interno Gerhard Karner ha dichiarato che i rimpatri verso Afghanistan e Siria stanno passando “da casi eccezionali a prassi”. La dichiarazione sottolinea la linea dura di Vienna: nonostante le preoccupazioni per la sicurezza in entrambi i paesi, l’Austria ha ripreso i rimpatri limitati nel 2023 e li ha progressivamente ampliati.
Perché è importante per la mobilità globale:
• I datori di lavoro che sponsorizzano personale afghano per motivi umanitari o di protezione sussidiaria devono aspettarsi un controllo più rigoroso dei precedenti penali e verifiche di conformità più stringenti.
• Il messaggio è anche politico; mettendo in evidenza i rimpatri di alto profilo, il ministero rafforza il sostegno pubblico all’estensione del congelamento temporaneo della ricongiungimento familiare legato all’asilo, attualmente valido fino a luglio 2026.
• Per le multinazionali, il rischio reputazionale cresce: qualsiasi coinvolgimento, anche indiretto, nel proteggere dipendenti con precedenti penali può attirare l’attenzione dei media.
Consigli pratici: i team HR dovrebbero verificare i processi interni per assicurarsi che le carte di soggiorno dei dipendenti afghani siano valide e che eventuali rinnovi pendenti vengano presentati con largo anticipo rispetto alla scadenza. Quando possibile, valutare percorsi come la Red-White-Red Card o la EU Blue Card, che indicano un’occupazione stabile e integrazione, generalmente più apprezzati dalle autorità.
Annunciando l’operazione, il Ministro dell’Interno Gerhard Karner ha dichiarato che i rimpatri verso Afghanistan e Siria stanno passando “da casi eccezionali a prassi”. La dichiarazione sottolinea la linea dura di Vienna: nonostante le preoccupazioni per la sicurezza in entrambi i paesi, l’Austria ha ripreso i rimpatri limitati nel 2023 e li ha progressivamente ampliati.
Perché è importante per la mobilità globale:
• I datori di lavoro che sponsorizzano personale afghano per motivi umanitari o di protezione sussidiaria devono aspettarsi un controllo più rigoroso dei precedenti penali e verifiche di conformità più stringenti.
• Il messaggio è anche politico; mettendo in evidenza i rimpatri di alto profilo, il ministero rafforza il sostegno pubblico all’estensione del congelamento temporaneo della ricongiungimento familiare legato all’asilo, attualmente valido fino a luglio 2026.
• Per le multinazionali, il rischio reputazionale cresce: qualsiasi coinvolgimento, anche indiretto, nel proteggere dipendenti con precedenti penali può attirare l’attenzione dei media.
Consigli pratici: i team HR dovrebbero verificare i processi interni per assicurarsi che le carte di soggiorno dei dipendenti afghani siano valide e che eventuali rinnovi pendenti vengano presentati con largo anticipo rispetto alla scadenza. Quando possibile, valutare percorsi come la Red-White-Red Card o la EU Blue Card, che indicano un’occupazione stabile e integrazione, generalmente più apprezzati dalle autorità.
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