
Il Ministero dell’Interno austriaco ha chiuso ieri la consultazione di quattro settimane sul suo imponente “Asyl- und Migrationspakt-Anpassungsgesetz” (AMPAG), il disegno di legge di 600 pagine destinato a recepire nella legislazione nazionale il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo (GEAS).
Sebbene gran parte del testo rispecchi il pacchetto europeo, il governo ha colto l’occasione per introdurre una controversa quota nazionale per il ricongiungimento familiare. Secondo la relazione illustrativa, ogni anno verrà processato un numero fisso di parenti di primo grado di rifugiati riconosciuti; una volta raggiunto il tetto, le domande successive saranno rinviate all’anno successivo. Amnesty International Österreich avverte che, nella pratica, le famiglie potrebbero rimanere separate fino a tre anni a causa dell’accumulo di arretrati, soprattutto per siriani e afghani, che rappresentano già oltre il 60% dei casi attuali.
Il progetto di legge sposta inoltre la competenza dall’Asylgesetz, orientato all’umanitario, alla più restrittiva legge sulla residenza e insediamento (NAG). I familiari a carico riceverebbero solo una Red-White-Red Card Plus annuale e rinnovabile, invece di uno status di protezione a tempo indeterminato. La loro residenza dipenderebbe dal permesso dello sponsor e dalla prova di un reddito sufficiente a ogni rinnovo, creando, secondo gli avvocati, rapporti di potere squilibrati all’interno delle famiglie e contraddicendo la giurisprudenza UE sul diritto alla vita familiare.
Oltre alle preoccupazioni per i diritti umani, le associazioni datoriali temono ripercussioni sulla mobilità lavorativa. Molti rifugiati riconosciuti lavorano già nei settori dell’ospitalità e della manifattura in Austria; il ritardo nel ricongiungimento familiare aumenta il rischio che i dipendenti cerchino trasferimenti in Stati membri più “family-friendly” una volta ottenuti i diritti di residenza UE a lungo termine, incrementando i costi di turnover del personale. Diverse camere di commercio hanno esortato il governo a eliminare la quota e a velocizzare invece la digitalizzazione dei consolati, sostenendo che strutture familiari stabili favoriscono la permanenza e l’integrazione.
Il Ministero dell’Interno non ha commentato possibili modifiche, ma i parlamentari della coalizione hanno indicato che il disegno di legge potrebbe essere approvato rapidamente, prima di Pasqua, per rispettare la scadenza UE del 12 giugno 2026. Se adottato senza cambiamenti, le ONG prevedono ricorsi alla Corte Costituzionale e, in ultima istanza, alla Corte di Giustizia UE. I responsabili della mobilità dovrebbero quindi prevedere almeno 18 mesi di incertezza legale nel consigliare i rifugiati che intendono far entrare familiari a carico.
Sebbene gran parte del testo rispecchi il pacchetto europeo, il governo ha colto l’occasione per introdurre una controversa quota nazionale per il ricongiungimento familiare. Secondo la relazione illustrativa, ogni anno verrà processato un numero fisso di parenti di primo grado di rifugiati riconosciuti; una volta raggiunto il tetto, le domande successive saranno rinviate all’anno successivo. Amnesty International Österreich avverte che, nella pratica, le famiglie potrebbero rimanere separate fino a tre anni a causa dell’accumulo di arretrati, soprattutto per siriani e afghani, che rappresentano già oltre il 60% dei casi attuali.
Il progetto di legge sposta inoltre la competenza dall’Asylgesetz, orientato all’umanitario, alla più restrittiva legge sulla residenza e insediamento (NAG). I familiari a carico riceverebbero solo una Red-White-Red Card Plus annuale e rinnovabile, invece di uno status di protezione a tempo indeterminato. La loro residenza dipenderebbe dal permesso dello sponsor e dalla prova di un reddito sufficiente a ogni rinnovo, creando, secondo gli avvocati, rapporti di potere squilibrati all’interno delle famiglie e contraddicendo la giurisprudenza UE sul diritto alla vita familiare.
Oltre alle preoccupazioni per i diritti umani, le associazioni datoriali temono ripercussioni sulla mobilità lavorativa. Molti rifugiati riconosciuti lavorano già nei settori dell’ospitalità e della manifattura in Austria; il ritardo nel ricongiungimento familiare aumenta il rischio che i dipendenti cerchino trasferimenti in Stati membri più “family-friendly” una volta ottenuti i diritti di residenza UE a lungo termine, incrementando i costi di turnover del personale. Diverse camere di commercio hanno esortato il governo a eliminare la quota e a velocizzare invece la digitalizzazione dei consolati, sostenendo che strutture familiari stabili favoriscono la permanenza e l’integrazione.
Il Ministero dell’Interno non ha commentato possibili modifiche, ma i parlamentari della coalizione hanno indicato che il disegno di legge potrebbe essere approvato rapidamente, prima di Pasqua, per rispettare la scadenza UE del 12 giugno 2026. Se adottato senza cambiamenti, le ONG prevedono ricorsi alla Corte Costituzionale e, in ultima istanza, alla Corte di Giustizia UE. I responsabili della mobilità dovrebbero quindi prevedere almeno 18 mesi di incertezza legale nel consigliare i rifugiati che intendono far entrare familiari a carico.
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