
Il Ministero dell’Interno ha utilizzato l’ultima seduta parlamentare prima della pausa pasquale per presentare la Dichiarazione di Modifiche HC 1691, un pacchetto di riforme di 200 pagine pubblicato il 6 marzo 2026. Le modifiche interessano ogni aspetto delle Regole sull’Immigrazione, dalla protezione umanitaria alla mobilità lavorativa e ai visti per visite. I titoli principali si concentrano su tre punti chiave.
Primo, il nuovo meccanismo “freno ai visti” – previsto dalla legge due anni fa ma attivato solo ora – consente ai ministri di sospendere specifiche categorie di visti per cittadini di paesi con un numero sproporzionato di richieste di asilo. Dal 26 marzo, i cittadini di Afghanistan, Camerun, Myanmar e Sudan non potranno più richiedere visti da studente dall’estero; inoltre, gli afghani saranno esclusi anche dalla categoria Lavoratori Qualificati.
Secondo, gli sponsor di lavoratori qualificati dovranno rispettare le soglie salariali in ogni singolo periodo di paga, non più solo su base annuale. I team HR e payroll dovranno quindi dotarsi di sistemi di monitoraggio in tempo reale per evitare la sospensione della licenza. Le multinazionali che pagano tramite buste paga del paese d’origine o offrono commissioni variabili dovrebbero rivedere le strutture retributive prima delle prime ispezioni estive.
Terzo, le Regole innalzano il livello di inglese richiesto per la residenza permanente nelle vie economiche, passando da CEFR B1 a B2 per le domande presentate dal 26 marzo 2027 in poi. Pur concedendo un anno di tempo per adeguarsi, i team di mobilità interna dovrebbero prevedere budget per test linguistici aggiuntivi e corsi di inglese, soprattutto per il personale distaccato da paesi non anglofoni.
Altre modifiche rilevanti includono l’estensione del visto Global Talent al design industriale, la riduzione del requisito di servizio all’estero per i lavoratori in distacco e la codifica della tanto attesa “revisione attiva” delle esigenze di protezione dei rifugiati. Nel complesso, HC 1691 segnala la volontà del governo di fare della residenza permanente un privilegio guadagnato attraverso l’integrazione e il contributo economico, e non più un traguardo quasi automatico per i lavoratori a lungo termine.
Primo, il nuovo meccanismo “freno ai visti” – previsto dalla legge due anni fa ma attivato solo ora – consente ai ministri di sospendere specifiche categorie di visti per cittadini di paesi con un numero sproporzionato di richieste di asilo. Dal 26 marzo, i cittadini di Afghanistan, Camerun, Myanmar e Sudan non potranno più richiedere visti da studente dall’estero; inoltre, gli afghani saranno esclusi anche dalla categoria Lavoratori Qualificati.
Secondo, gli sponsor di lavoratori qualificati dovranno rispettare le soglie salariali in ogni singolo periodo di paga, non più solo su base annuale. I team HR e payroll dovranno quindi dotarsi di sistemi di monitoraggio in tempo reale per evitare la sospensione della licenza. Le multinazionali che pagano tramite buste paga del paese d’origine o offrono commissioni variabili dovrebbero rivedere le strutture retributive prima delle prime ispezioni estive.
Terzo, le Regole innalzano il livello di inglese richiesto per la residenza permanente nelle vie economiche, passando da CEFR B1 a B2 per le domande presentate dal 26 marzo 2027 in poi. Pur concedendo un anno di tempo per adeguarsi, i team di mobilità interna dovrebbero prevedere budget per test linguistici aggiuntivi e corsi di inglese, soprattutto per il personale distaccato da paesi non anglofoni.
Altre modifiche rilevanti includono l’estensione del visto Global Talent al design industriale, la riduzione del requisito di servizio all’estero per i lavoratori in distacco e la codifica della tanto attesa “revisione attiva” delle esigenze di protezione dei rifugiati. Nel complesso, HC 1691 segnala la volontà del governo di fare della residenza permanente un privilegio guadagnato attraverso l’integrazione e il contributo economico, e non più un traguardo quasi automatico per i lavoratori a lungo termine.
Fonte: Free Movement
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