
La Spagna ha ufficialmente aperto le porte a uno dei programmi di regolarizzazione più ambiziosi degli ultimi vent’anni in Europa. Il Decreto Reale 316/2026, approvato all’inizio di questo mese, consente alla maggior parte degli stranieri irregolari che dimostrino di vivere in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e che abbiano un casellario giudiziale pulito, di ottenere un permesso di soggiorno e lavoro rinnovabile di un anno.
Dalla mattina del 20 aprile, primo giorno per le domande in presenza, lunghe code si sono formate davanti a 371 sportelli postali di Correos, 60 sedi della Sicurezza Sociale e alcuni uffici immigrazione dedicati. Le domande online sono iniziate il 16 aprile, ma il governo ha introdotto anche la possibilità di presentarsi di persona per supportare chi ha scarsa dimestichezza digitale o accesso limitato a internet.
Le implicazioni per il mercato del lavoro spagnolo sono rilevanti. Con una popolazione che invecchia e carenze croniche nei settori agricolo, dell’ospitalità e dell’assistenza domestica, la regolarizzazione permetterà a decine di migliaia di persone di passare dall’economia informale a un lavoro formale e tassato. Le autorità sostengono che ciò aumenterà i contributi alla Sicurezza Sociale e allevierà la pressione sui datori di lavoro in vista della stagione turistica estiva.
Le associazioni imprenditoriali hanno accolto positivamente il decreto, sottolineando che molti migranti irregolari già coprono ruoli essenziali; la legalizzazione elimina semplicemente il rischio di non conformità per le aziende che li assumono. Tuttavia, le sfide operative sono evidenti. Il Ministero dell’Interno stima 500.000 potenziali richiedenti, mentre il think-tank economico Funcas parla di oltre 840.000. Gestire un numero così elevato in sole dieci settimane – le domande chiudono il 30 giugno – metterà a dura prova un sistema immigrazione già sotto organico.
Le ONG avvertono che le scadenze strette potrebbero favorire il mercato nero di appuntamenti e documenti falsi, riproponendo problemi già emersi durante l’amnistia del 2005. Per i responsabili della mobilità aziendale, il programma cambia le regole del gioco per le assunzioni locali: i datori di lavoro potranno ora sponsorizzare i lavoratori regolarizzati per permessi a lungo termine dopo il primo anno, creando un nuovo bacino di talenti di medio livello. Tuttavia, le aziende devono aggiornare rapidamente i sistemi di gestione del personale: con il cambio di status, scattano immediatamente le tutele del diritto del lavoro, i contributi sociali e le ritenute fiscali.
I consigli pratici per i richiedenti si concentrano sulle prove da presentare: documenti che attestino la presenza continuativa in Spagna (contratti di affitto, estratti conto bancari, certificati scolastici) e certificati penali puliti di tutti i Paesi in cui si è vissuto negli ultimi cinque anni. Le autorità sottolineano che le domande incomplete saranno respinte senza possibilità di integrazione dopo il 30 giugno, rendendo fondamentale una presentazione tempestiva e accurata.
Dalla mattina del 20 aprile, primo giorno per le domande in presenza, lunghe code si sono formate davanti a 371 sportelli postali di Correos, 60 sedi della Sicurezza Sociale e alcuni uffici immigrazione dedicati. Le domande online sono iniziate il 16 aprile, ma il governo ha introdotto anche la possibilità di presentarsi di persona per supportare chi ha scarsa dimestichezza digitale o accesso limitato a internet.
Le implicazioni per il mercato del lavoro spagnolo sono rilevanti. Con una popolazione che invecchia e carenze croniche nei settori agricolo, dell’ospitalità e dell’assistenza domestica, la regolarizzazione permetterà a decine di migliaia di persone di passare dall’economia informale a un lavoro formale e tassato. Le autorità sostengono che ciò aumenterà i contributi alla Sicurezza Sociale e allevierà la pressione sui datori di lavoro in vista della stagione turistica estiva.
Le associazioni imprenditoriali hanno accolto positivamente il decreto, sottolineando che molti migranti irregolari già coprono ruoli essenziali; la legalizzazione elimina semplicemente il rischio di non conformità per le aziende che li assumono. Tuttavia, le sfide operative sono evidenti. Il Ministero dell’Interno stima 500.000 potenziali richiedenti, mentre il think-tank economico Funcas parla di oltre 840.000. Gestire un numero così elevato in sole dieci settimane – le domande chiudono il 30 giugno – metterà a dura prova un sistema immigrazione già sotto organico.
Le ONG avvertono che le scadenze strette potrebbero favorire il mercato nero di appuntamenti e documenti falsi, riproponendo problemi già emersi durante l’amnistia del 2005. Per i responsabili della mobilità aziendale, il programma cambia le regole del gioco per le assunzioni locali: i datori di lavoro potranno ora sponsorizzare i lavoratori regolarizzati per permessi a lungo termine dopo il primo anno, creando un nuovo bacino di talenti di medio livello. Tuttavia, le aziende devono aggiornare rapidamente i sistemi di gestione del personale: con il cambio di status, scattano immediatamente le tutele del diritto del lavoro, i contributi sociali e le ritenute fiscali.
I consigli pratici per i richiedenti si concentrano sulle prove da presentare: documenti che attestino la presenza continuativa in Spagna (contratti di affitto, estratti conto bancari, certificati scolastici) e certificati penali puliti di tutti i Paesi in cui si è vissuto negli ultimi cinque anni. Le autorità sottolineano che le domande incomplete saranno respinte senza possibilità di integrazione dopo il 30 giugno, rendendo fondamentale una presentazione tempestiva e accurata.
Fonte: Associated Press
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