
STRASBURGO – Il Parlamento Europeo ha dato l’approvazione finale a una riforma radicale della Direttiva UE sui Rimpatri, che consentirà agli Stati membri di aprire “hub di rimpatrio” per migranti al di fuori dell’Unione e di estendere la detenzione prima del rimpatrio da 6 mesi fino a due anni. Il testo, adottato il 17 giugno con 418 voti favorevoli e 218 contrari, deve ancora essere ratificato dal Consiglio, ma le capitali hanno già espresso il loro sostegno.
Per la Francia, che ha dedicato mesi ad allineare la propria legislazione interna al nuovo Patto su Migrazione e Asilo, il voto rappresenta una benedizione mista. Parigi ha spinto per rimpatri più rapidi – nel 2025 sono stati eseguiti solo il 15% degli ordini di rimpatrio francesi – ma il ministro degli Esteri Stéphane Séjourné ha confermato che la Francia non parteciperà ai centri offshore, definendoli “legalmente fragili e politicamente controproducenti.” La commissione giuridica del Senato francese ha avvertito che il progetto potrebbe creare “buchi neri giuridici in stile Guantánamo” che minano i valori UE.
Vi sono due conseguenze immediate da tenere d’occhio per i viaggiatori d’affari e i team HR multinazionali. Primo, il conteggio della detenzione per chi sfora il permesso di soggiorno o per i richiedenti asilo respinti in Francia si azzererà automaticamente al nuovo massimo UE una volta che il regolamento entrerà in vigore, dando alle prefetture maggiore discrezionalità nel trattenere le persone in attesa di rimpatrio. Secondo, la Commissione ha chiesto agli Stati membri di collegare il rilascio dei permessi di lavoro alla cooperazione sui rimpatri, il che significa che i cittadini non UE che rifiutano di collaborare potrebbero vedersi negare il rinnovo della residenza.
Praticamente, le aziende che sponsorizzano trasferimenti di personale dovrebbero verificare con attenzione che i dipendenti mantengano uno status di residenza regolare – il superamento del soggiorno con un visto Schengen a breve termine potrebbe ora innescare controlli molto più severi. I consulenti legali invitano inoltre le imprese a prepararsi a potenziali rischi reputazionali qualora i partner della catena di fornitura risultassero coinvolti nella gestione degli hub esterni.
Sebbene l’eurodeputato francese di destra François-Xavier Bellamy abbia definito il provvedimento un “passo storico,” ONG come Caritas e France terre d’asile hanno denunciato quella che chiamano una “criminalizzazione della migrazione.” Sono attese sfide legali presso la Corte di Giustizia e, in Francia, un acceso dibattito costituzionale quando il disegno di legge di attuazione arriverà all’Assemblée nationale entro la prossima estate.
Per la Francia, che ha dedicato mesi ad allineare la propria legislazione interna al nuovo Patto su Migrazione e Asilo, il voto rappresenta una benedizione mista. Parigi ha spinto per rimpatri più rapidi – nel 2025 sono stati eseguiti solo il 15% degli ordini di rimpatrio francesi – ma il ministro degli Esteri Stéphane Séjourné ha confermato che la Francia non parteciperà ai centri offshore, definendoli “legalmente fragili e politicamente controproducenti.” La commissione giuridica del Senato francese ha avvertito che il progetto potrebbe creare “buchi neri giuridici in stile Guantánamo” che minano i valori UE.
Vi sono due conseguenze immediate da tenere d’occhio per i viaggiatori d’affari e i team HR multinazionali. Primo, il conteggio della detenzione per chi sfora il permesso di soggiorno o per i richiedenti asilo respinti in Francia si azzererà automaticamente al nuovo massimo UE una volta che il regolamento entrerà in vigore, dando alle prefetture maggiore discrezionalità nel trattenere le persone in attesa di rimpatrio. Secondo, la Commissione ha chiesto agli Stati membri di collegare il rilascio dei permessi di lavoro alla cooperazione sui rimpatri, il che significa che i cittadini non UE che rifiutano di collaborare potrebbero vedersi negare il rinnovo della residenza.
Praticamente, le aziende che sponsorizzano trasferimenti di personale dovrebbero verificare con attenzione che i dipendenti mantengano uno status di residenza regolare – il superamento del soggiorno con un visto Schengen a breve termine potrebbe ora innescare controlli molto più severi. I consulenti legali invitano inoltre le imprese a prepararsi a potenziali rischi reputazionali qualora i partner della catena di fornitura risultassero coinvolti nella gestione degli hub esterni.
Sebbene l’eurodeputato francese di destra François-Xavier Bellamy abbia definito il provvedimento un “passo storico,” ONG come Caritas e France terre d’asile hanno denunciato quella che chiamano una “criminalizzazione della migrazione.” Sono attese sfide legali presso la Corte di Giustizia e, in Francia, un acceso dibattito costituzionale quando il disegno di legge di attuazione arriverà all’Assemblée nationale entro la prossima estate.
Fonte: AFP via The Sun Malaysia
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