
Il programma ambizioso e straordinario di regolarizzazione degli immigrati irregolari in Spagna si sta rivelando molto più vasto di quanto previsto inizialmente dal governo. Secondo i dati diffusi il 28 giugno dal Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione, oltre 900.000 persone hanno presentato domanda dall’apertura dello sportello il 16 aprile, in base al Decreto Reale 316/2026. Il premier Pedro Sánchez aveva parlato di circa 500.000 domande al momento del lancio del piano a gennaio, ma ONG e governi regionali avvertono ora che il totale finale potrebbe superare il milione prima della chiusura del portale alle 23:59 del 30 giugno.
Il decreto offre un permesso di soggiorno e lavoro accelerato, valido un anno, ai cittadini di paesi terzi che dimostrino di vivere già in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e di essere rimasti nel paese per almeno cinque dei sei mesi precedenti la domanda. I beneficiari dovranno poi passare a una categoria di immigrazione ordinaria, ma il permesso iniziale consente l’accesso immediato al mercato del lavoro, all’assistenza sanitaria e all’iscrizione ai sistemi di sicurezza sociale.
Il governo sostiene che la misura ridurrà l’economia sommersa, colmerà le carenze di competenze in settori che vanno dall’agricoltura all’assistenza agli anziani e genererà fino a 3 miliardi di euro l’anno in entrate fiscali e contributive aggiuntive. Tuttavia, la domanda ha messo a dura prova l’infrastruttura migratoria spagnola. Gli uffici stranieri hanno esteso gli orari e lavorano anche nei weekend, mentre le questure che rilasciano le carte di identità per stranieri (TIE) segnalano appuntamenti prenotati con settimane di anticipo. Regioni con grandi comunità migranti come Catalogna e Madrid temono che i ritardi possano causare attese di mesi per il rilascio delle carte biometriche, lasciando i lavoratori appena regolarizzati in una situazione di incertezza quando cercano di firmare contratti di lavoro o aprire conti bancari.
Sul piano politico, l’ondata di domande ha acuito le divisioni. Partiti conservatori di opposizione e diversi governi regionali hanno presentato ricorsi, sostenendo che il decreto compromette l’integrità delle frontiere e potrebbe alterare i futuri censimenti elettorali. All’inizio del mese la Corte Suprema ha rifiutato di sospendere il processo, ma si pronuncerà comunque sulla sua legittimità in seguito.
Per ora, il Ministero assicura che l’operazione procede “con tutte le garanzie legali” e ha mobilitato personale aggiuntivo da altri dipartimenti per smaltire l’ultimo flusso di pratiche prima della scadenza. Per le imprese, la conclusione immediata è un’opportunità: le aziende che faticano a coprire posti vacanti possono assumere legalmente candidati in possesso del nuovo permesso, a patto di registrare il contratto alla sicurezza sociale entro 30 giorni. I responsabili della mobilità dovrebbero preparare processi di onboarding semplificati e essere pronti ad assistere i dipendenti nell’ottenere rapidamente appuntamenti per la TIE. Anche i team HR sono invitati a monitorare il periodo di transizione da luglio a settembre, quando decine di migliaia di lavoratori appena regolarizzati passeranno alle categorie di residenza ordinaria; saltare questo secondo passaggio significherebbe tornare allo status irregolare.
Il decreto offre un permesso di soggiorno e lavoro accelerato, valido un anno, ai cittadini di paesi terzi che dimostrino di vivere già in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e di essere rimasti nel paese per almeno cinque dei sei mesi precedenti la domanda. I beneficiari dovranno poi passare a una categoria di immigrazione ordinaria, ma il permesso iniziale consente l’accesso immediato al mercato del lavoro, all’assistenza sanitaria e all’iscrizione ai sistemi di sicurezza sociale.
Il governo sostiene che la misura ridurrà l’economia sommersa, colmerà le carenze di competenze in settori che vanno dall’agricoltura all’assistenza agli anziani e genererà fino a 3 miliardi di euro l’anno in entrate fiscali e contributive aggiuntive. Tuttavia, la domanda ha messo a dura prova l’infrastruttura migratoria spagnola. Gli uffici stranieri hanno esteso gli orari e lavorano anche nei weekend, mentre le questure che rilasciano le carte di identità per stranieri (TIE) segnalano appuntamenti prenotati con settimane di anticipo. Regioni con grandi comunità migranti come Catalogna e Madrid temono che i ritardi possano causare attese di mesi per il rilascio delle carte biometriche, lasciando i lavoratori appena regolarizzati in una situazione di incertezza quando cercano di firmare contratti di lavoro o aprire conti bancari.
Sul piano politico, l’ondata di domande ha acuito le divisioni. Partiti conservatori di opposizione e diversi governi regionali hanno presentato ricorsi, sostenendo che il decreto compromette l’integrità delle frontiere e potrebbe alterare i futuri censimenti elettorali. All’inizio del mese la Corte Suprema ha rifiutato di sospendere il processo, ma si pronuncerà comunque sulla sua legittimità in seguito.
Per ora, il Ministero assicura che l’operazione procede “con tutte le garanzie legali” e ha mobilitato personale aggiuntivo da altri dipartimenti per smaltire l’ultimo flusso di pratiche prima della scadenza. Per le imprese, la conclusione immediata è un’opportunità: le aziende che faticano a coprire posti vacanti possono assumere legalmente candidati in possesso del nuovo permesso, a patto di registrare il contratto alla sicurezza sociale entro 30 giorni. I responsabili della mobilità dovrebbero preparare processi di onboarding semplificati e essere pronti ad assistere i dipendenti nell’ottenere rapidamente appuntamenti per la TIE. Anche i team HR sono invitati a monitorare il periodo di transizione da luglio a settembre, quando decine di migliaia di lavoratori appena regolarizzati passeranno alle categorie di residenza ordinaria; saltare questo secondo passaggio significherebbe tornare allo status irregolare.
Fonte: Telemadrid