
In una decisione con impatto operativo immediato sui programmi di immigrazione aziendale, questa mattina il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Rhode Island ha annullato la “pausa” segreta del Servizio per la Cittadinanza e l’Immigrazione degli Stati Uniti (USCIS) sulle domande presentate da cittadini di 39 paesi a maggioranza musulmana e africana. Il tribunale ha stabilito che l’USCIS ha violato l’Administrative Procedure Act quando, seguendo direttive interne risalenti all’era Trump, ha sospeso indefinitamente migliaia di casi relativi a green card, permessi di lavoro, asilo e naturalizzazione. La causa collettiva—Dorcas International Institute of Rhode Island contro USCIS—è stata intentata da organizzazioni legali no-profit, università e datori di lavoro che hanno denunciato come il blocco abbia lasciato famiglie in difficoltà e compromesso i piani di assunzione. La giudice Allison Burroughs ha stabilito che l’agenzia “può indagare, verificare, approvare o negare, ma non può semplicemente rifiutarsi di esaminare le domande.” Ha ordinato all’USCIS di riprendere l’elaborazione entro 14 giorni e di fornire rapporti trimestrali sullo stato dei casi al tribunale. Per le multinazionali, la sentenza rappresenta una boccata d’ossigeno per centinaia di professionisti stranieri i cui permessi di lavoro H-1B, L-1 o STEM-OPT stavano per scadere mentre le loro pratiche per la green card erano ferme. I responsabili della mobilità globale dovrebbero identificare i dipendenti provenienti dai 39 paesi interessati e prepararsi a rispondere rapidamente alle richieste di integrazione documentale che ora potranno procedere. Nel breve termine, i datori di lavoro potrebbero anche registrare un aumento delle richieste di elaborazione premium, nel tentativo di salvare progetti sensibili ai tempi. La decisione mette in luce la vulnerabilità legale delle politiche basate sulla nazionalità in tutto il sistema di immigrazione. Gli avvocati prevedono che i ricorrenti citeranno questa sentenza nelle contestazioni alla direttiva parallela del Dipartimento di Stato che ordina ai consolati di “chiedere a tutti i richiedenti visti non immigranti se temono di dover tornare nel loro paese e di rifiutare il visto in caso di risposta affermativa.” Sebbene l’Amministrazione non abbia ancora annunciato se presenterà ricorso, gli osservatori ritengono che l’USCIS possa emettere un avviso pubblico per chiarire come intende gestire il nuovo arretrato sbloccato, sollevando dubbi sui tempi di valutazione per altri gruppi di richiedenti. Le aziende dovrebbero monitorare i canali ufficiali dell’agenzia e prevedere possibili picchi nelle prenotazioni per impronte digitali e colloqui.
Fonte: Rose Law Group Reporter
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