
In una giornata da record, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso tre sentenze distinte che conferiscono al presidente Trump un’autorità senza precedenti su ogni fase del processo migratorio, dal confine alle aule di giustizia.
• In Mullin contro Al Otro Lado, la maggioranza ha stabilito che i richiedenti asilo che si presentano a un punto di ingresso senza aver ancora attraversato fisicamente il confine non hanno alcun diritto legale nemmeno di avviare la procedura d’asilo. Gli agenti di frontiera possono ora impedirne l’ingresso sul suolo americano, bloccando le richieste prima ancora che vengano presentate.
• In Blanche contro Lau, la Corte ha deciso che i titolari di carta verde (residenti permanenti legali) possono essere rifiutati al rientro o espulsi sommariamente sulla base di un semplice sospetto “ragionevolmente fondato” di aver commesso un reato di “turpitudine morale”. Il termine, non definito dalla legge, lascia ampio margine di discrezionalità agli agenti in prima linea.
• Infine, in Mullin contro Doe, i giudici hanno confermato la decisione dell’amministrazione di revocare lo Status di Protezione Temporanea (TPS) per haitiani, siriani e altri gruppi, privando di protezioni umanitarie oltre un milione di residenti di lunga data.
Gli esperti legali sottolineano che queste sentenze riportano in auge una dottrina quasi totale del “potere plenipotenziario” che la Corte aveva progressivamente abbandonato negli ultimi 30 anni. Considerando l’applicazione delle leggi sull’immigrazione come un elemento centrale della sovranità nazionale, la maggioranza ha reso la maggior parte delle decisioni esecutive immuni dal controllo giudiziario ordinario.
Gli avvocati specializzati in immigrazione aziendale avvertono che queste sentenze eliminano un livello fondamentale di prevedibilità nel giusto processo, su cui le aziende fanno affidamento per la mobilità internazionale del personale. Gli effetti pratici si faranno sentire immediatamente nei porti e consolati USA: i dipendenti residenti legali che rientrano potrebbero essere sottoposti a controlli secondari e negati all’ingresso; i team HR dovrebbero preparare piani di emergenza e valutare la presentazione di nuove petizioni H-1B e L-1 come backup.
Le organizzazioni umanitarie prevedono un aumento netto degli attraversamenti irregolari del confine, poiché i potenziali richiedenti asilo eviteranno completamente i punti di ingresso ufficiali. I governi statali, già alle prese con carenze di manodopera, temono un’accelerazione del declino demografico, preoccupazione confermata anche da demografi intervistati dalla radio pubblica.
Sul lungo termine, questa trilogia di sentenze manda un segnale chiaro ai tribunali inferiori: devono mostrare estrema deferenza alle proclamazioni presidenziali che influenzano numeri, categorie o procedure migratorie. A meno che il Congresso non intervenga, la politica sull’immigrazione dipenderà più che mai da chi siede alla Casa Bianca, e i responsabili della mobilità globale aziendale dovranno monitorare il calendario elettorale quasi con la stessa attenzione riservata a quello dei visti.
• In Mullin contro Al Otro Lado, la maggioranza ha stabilito che i richiedenti asilo che si presentano a un punto di ingresso senza aver ancora attraversato fisicamente il confine non hanno alcun diritto legale nemmeno di avviare la procedura d’asilo. Gli agenti di frontiera possono ora impedirne l’ingresso sul suolo americano, bloccando le richieste prima ancora che vengano presentate.
• In Blanche contro Lau, la Corte ha deciso che i titolari di carta verde (residenti permanenti legali) possono essere rifiutati al rientro o espulsi sommariamente sulla base di un semplice sospetto “ragionevolmente fondato” di aver commesso un reato di “turpitudine morale”. Il termine, non definito dalla legge, lascia ampio margine di discrezionalità agli agenti in prima linea.
• Infine, in Mullin contro Doe, i giudici hanno confermato la decisione dell’amministrazione di revocare lo Status di Protezione Temporanea (TPS) per haitiani, siriani e altri gruppi, privando di protezioni umanitarie oltre un milione di residenti di lunga data.
Gli esperti legali sottolineano che queste sentenze riportano in auge una dottrina quasi totale del “potere plenipotenziario” che la Corte aveva progressivamente abbandonato negli ultimi 30 anni. Considerando l’applicazione delle leggi sull’immigrazione come un elemento centrale della sovranità nazionale, la maggioranza ha reso la maggior parte delle decisioni esecutive immuni dal controllo giudiziario ordinario.
Gli avvocati specializzati in immigrazione aziendale avvertono che queste sentenze eliminano un livello fondamentale di prevedibilità nel giusto processo, su cui le aziende fanno affidamento per la mobilità internazionale del personale. Gli effetti pratici si faranno sentire immediatamente nei porti e consolati USA: i dipendenti residenti legali che rientrano potrebbero essere sottoposti a controlli secondari e negati all’ingresso; i team HR dovrebbero preparare piani di emergenza e valutare la presentazione di nuove petizioni H-1B e L-1 come backup.
Le organizzazioni umanitarie prevedono un aumento netto degli attraversamenti irregolari del confine, poiché i potenziali richiedenti asilo eviteranno completamente i punti di ingresso ufficiali. I governi statali, già alle prese con carenze di manodopera, temono un’accelerazione del declino demografico, preoccupazione confermata anche da demografi intervistati dalla radio pubblica.
Sul lungo termine, questa trilogia di sentenze manda un segnale chiaro ai tribunali inferiori: devono mostrare estrema deferenza alle proclamazioni presidenziali che influenzano numeri, categorie o procedure migratorie. A meno che il Congresso non intervenga, la politica sull’immigrazione dipenderà più che mai da chi siede alla Casa Bianca, e i responsabili della mobilità globale aziendale dovranno monitorare il calendario elettorale quasi con la stessa attenzione riservata a quello dei visti.
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