
Il decreto spagnolo del 2026 sulla regolarizzazione dei migranti — che ha visto 1,17 milioni di residenti irregolari richiedere lo status legale — si trova ora al centro di una complessa battaglia legale, dopo che diverse regioni hanno chiesto alla Corte Suprema di valutarne la compatibilità con il Patto UE sulla Migrazione e l’Asilo del 2024. Sabato, l’Ufficio del Procuratore Generale dello Stato ha presentato un documento di 56 pagine, invitando la Corte Suprema a non sottoporre una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE (CGUE). Nel documento si sostiene che gli Stati membri mantengono la sovranità di concedere regolarizzazioni straordinarie e che la data limite del decreto spagnolo, fissata al 1° gennaio 2026, esclude qualsiasi “effetto calamita” temuto a Bruxelles. La controversia si concentra su due disposizioni aggiuntive che consentono il soggiorno per motivi umanitari ai richiedenti asilo respinti e sospendono automaticamente gli ordini di espulsione. I critici — tra cui i governi di Aragona e della Comunità di Madrid — sostengono che tali clausole violino le norme UE sul controllo delle frontiere e possano incentivare nuovi arrivi irregolari. Se la Corte Suprema decidesse di procedere con un rinvio alla CGUE, il processo di regolarizzazione potrebbe essere sospeso fino a 18 mesi, generando incertezza per centinaia di migliaia di richiedenti che hanno già ottenuto permessi di lavoro provvisori. I team HR che assumono lavoratori appena regolarizzati dovrebbero quindi documentare attentamente i contratti e preparare piani di emergenza per il rinnovo dei visti, nel caso in cui il decreto venga annullato o modificato.
Fonte: El País Exprés
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