
Poche settimane dopo che un tribunale distrettuale federale ha annullato la controversa tassa di 100.000 dollari imposta dall’amministrazione Trump sulle nuove petizioni H-1B, il governo ha presentato appello e chiesto una sospensione parziale. Come riporta Bloomberg Law, i datori di lavoro stanno vivendo un vero e proprio “contraccolpo legale”: sebbene la tassa sia tecnicamente nulla, l’USCIS ha dichiarato che continuerà a riscuoterla per le petizioni presentate dal 1° agosto in poi, a meno che il Primo Circuito non confermi la sentenza di primo grado. La tassa, introdotta a gennaio, si applica solo ai lavoratori che si trovano fuori dagli Stati Uniti al momento della presentazione ed è stata presentata come una fonte di finanziamento per programmi di formazione della forza lavoro. I ricorrenti, guidati dalla Camera di Commercio USA, hanno sostenuto che il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha superato i propri poteri statutari. La giudice Maria De Leon ha dato loro ragione, definendo la tassa un’imposta illegittima. Tuttavia, il suo ordine ha concesso al governo 30 giorni per chiedere un intervento in appello. Il DHS ha agito prontamente, citando potenziali perdite fino a 2 miliardi di dollari all’anno. Per i team di mobilità globale che cercano di assicurarsi talenti per l’anno fiscale 2027, l’incertezza è forte. Presentare la domanda con la tassa da 10 dollari potrebbe far risparmiare centinaia di migliaia di dollari, ma potrebbe anche comportare un rifiuto o una richiesta di ulteriori informazioni se la sospensione venisse concessa retroattivamente. Gli avvocati consigliano una strategia a doppio binario: prevedere la tassa nel budget, presentare la domanda con il pagamento protettivo e richiedere un rimborso se l’appello dovesse fallire. Altri suggeriscono di riprogrammare le assegnazioni in modo che i lavoratori entrino con un altro status e poi passino all’H-1B direttamente negli Stati Uniti. Il Primo Circuito ha programmato una procedura accelerata; la decisione è attesa entro fine settembre. Se la tassa venisse reintegrata, le aziende potrebbero affrontare costi imprevisti per milioni di dollari, senza contare le relazioni tese con i candidati a cui era stata promessa la sponsorizzazione. Nel frattempo, gli attivisti per l’immigrazione temono che il costo renda di fatto inaccessibile il programma ai datori di lavoro più piccoli.
Fonte: Bloomberg Law