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Il mandato della Corte Suprema rafforza il potere esecutivo sulla politica migratoria degli Stati Uniti

lug 14, 2026
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Il mandato della Corte Suprema rafforza il potere esecutivo sulla politica migratoria degli Stati Uniti
In una serie di sentenze di grande rilievo emesse nell’ultimo giorno della sessione 2025-26, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sostanzialmente dato ragione all’amministrazione Trump su questioni che vanno dall’elaborazione delle domande di asilo ai diritti dei titolari di green card in rientro nel Paese, fino al futuro dello Status di Protezione Temporanea (TPS). Ad eccezione della decisione molto pubblicizzata di mantenere la cittadinanza per nascita, la Corte ha concesso all’esecutivo ampi poteri di interpretazione e, in alcuni casi, di riduzione delle tutele statutarie sull’immigrazione.

Per i responsabili della mobilità aziendale, le conseguenze immediate sono pratiche, non teoriche. Con l’approvazione di una politica del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) che consente agli agenti di frontiera di considerare alcuni residenti permanenti legali come “stranieri in arrivo”, la Corte ha introdotto un nuovo fattore di rischio per i dipendenti che viaggiano all’estero mentre sono sotto accusa penale. Le aziende dovranno aggiornare le matrici di rischio viaggio e informare i residenti permanenti che un’indagine, e ancor più una condanna, può ora comportare controlli più severi e un possibile rilascio condizionato al rientro.

Il via libera della Corte alla cosiddetta politica di “respingimento” dell’amministrazione ai punti di ingresso modifica anche il quadro per i programmi di rilascio umanitario che molti datori di lavoro utilizzano per trasferire talenti chiave impossibilitati a ottenere visti nei loro Paesi d’origine. Gli avvocati avvertono che la sentenza potrebbe standardizzare controlli più rigorosi alle frontiere terrestri, aumentando tempi e necessità di supporto legale per spostare personale attraverso il confine USA-Messico per progetti a breve termine.

Forse l’aspetto più rilevante per la pianificazione a lungo termine della forza lavoro è la decisione della Corte che le scelte di revoca delle designazioni TPS sono in gran parte immuni da revisione giudiziaria. Centinaia di migliaia di cittadini haitiani e siriani impiegati con documenti di autorizzazione al lavoro (EAD) legati al TPS rischiano ora tempi di espulsione accelerati, a meno che il Congresso non intervenga. I datori di lavoro che si affidano a lavoratori TPS dovrebbero prepararsi a lacune nel reclutamento, effettuare audit I-9 e valutare strategie alternative di visto, come sponsorizzazioni H-2B o EB-3.

Nel complesso, le sentenze di questa sessione indicano una Corte Suprema sempre più deferente verso l’autorità esecutiva in materia di immigrazione, soprattutto quando la controversia riguarda l’interpretazione statutaria piuttosto che costituzionale. Gli stakeholder della mobilità devono aspettarsi meno ingiunzioni nazionali vincenti e cambi di politica più rapidi dopo le elezioni future, rafforzando la necessità di monitoraggio della conformità in tempo reale e strategie agili di gestione del talento.
Fonte: Bloomberg Law

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