
A una settimana dall’entrata in vigore, la Direttiva Ministeriale 119 sta già rivoluzionando il flusso di migrazione qualificata in Australia. Il Dipartimento degli Affari Interni ha aggiornato domenica la pagina delle priorità di elaborazione, confermando che, dal 25 luglio, le domande di nomina e visto per ruoli nella difesa o nelle forze dell’ordine presentate dall’interno del Paese avranno la massima priorità, seguite dai candidati onshore nei settori dell’edilizia, della sanità e dell’insegnamento. I candidati offshore sono stati retrocessi in fondo alla lista d’attesa. Questa modifica sostituisce la Direttiva 105, che per due anni aveva garantito priorità automatica alle professioni nella Critical Skills List indipendentemente dalla posizione geografica. Gli agenti di migrazione segnalano che la nuova gerarchia è già evidente: “Diversi ingegneri onshore che hanno presentato domanda a fine luglio sono già passati alla fase di valutazione approfondita in meno di una settimana, mentre pratiche offshore simili di aprile sono ancora ferme,” ha dichiarato un agente di Perth a Global Mobility News. Per i datori di lavoro il messaggio è chiaro: portare i potenziali assunti in Australia il prima possibile, anche con visti turistici, prima di presentare le sponsorizzazioni. I responsabili delle trasferte consigliano inoltre ai trasferiti di pianificare con attenzione il rinnovo dei visti; chi lascia l’Australia per una vacanza rischia ora di perdere diverse posizioni nella graduatoria di priorità. Il Dipartimento degli Affari Interni sostiene che questo cambiamento supporta l’agenda governativa di “sostenere i posti di lavoro australiani” pur consentendo l’ingresso di talenti critici dall’estero. I critici replicano che la misura penalizza le imprese regionali che reclutano direttamente dall’estero e potrebbe allungare i tempi di attesa per i flussi di talenti globali, fondamentali per colmare le carenze nel settore tecnologico. Gli operatori legali sono in attesa di casi di prova: poiché la Direttiva 119 si applica retroattivamente alle domande già in corso, alcuni candidati che avevano venduto casa o lasciato il lavoro all’estero aspettandosi un’approvazione rapida ora si trovano ad affrontare un’incertezza prolungata. I consulenti raccomandano ai datori di lavoro coinvolti di prevedere nel budget estensioni dei diritti lavorativi con visti ponte e possibili bonus di retention.
Fonte: Department of Home Affairs
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