
Il Consiglio degli Stati, la camera alta della Svizzera, ha avviato questo pomeriggio un acceso dibattito politico sul cosiddetto pacchetto “Bilaterali III” — un insieme di accordi interconnessi pensati per rilanciare le relazioni con l’Unione Europea dopo anni di stallo. La seduta, iniziata alle 15:00 del 28 settembre 2026, deciderà se il quadro proseguirà o si sgretolerà sotto la pressione interna. Dal punto di vista della mobilità globale, la posta in gioco è alta. I testi includono accordi aggiornati sulla libera circolazione delle persone, il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali e la partecipazione ai programmi di ricerca e scambio studenti dell’UE. I senatori di centrodestra hanno proposto emendamenti dell’ultimo minuto: una tassa sull’immigrazione per i lavoratori stranieri, controlli più severi sulla tutela salariale per i fornitori di servizi UE e una soglia più alta per i referendum obbligatori su future concessioni nel mercato del lavoro. I legislatori socialdemocratici e verdi hanno avvertito che queste modifiche metterebbero a rischio la capacità delle aziende svizzere di reclutare rapidamente talenti dall’UE e comprometterebbero l’accesso della Svizzera ai finanziamenti di Erasmus+ e Horizon Europe. «Attaccano la tutela salariale e vogliono gravare ulteriormente sulle famiglie con una tassa sull’immigrazione», ha dichiarato ai giornalisti il co-presidente del partito Cédric Wermuth, accusando i conservatori di «giocare col fuoco» proprio mentre le imprese chiedono certezze. Il ministro della Giustizia Beat Jans, affiancato dal ministro degli Esteri Ignazio Cassis, ha ricordato alla camera che 1,5 milioni di cittadini UE vivono o lavorano in Svizzera e che il pendolarismo senza intoppi oltreconfine sostiene i cluster delle scienze della vita attorno a Basilea, Zurigo e al Lago di Ginevra. Il Consiglio federale sostiene che il fallimento nel concludere i Bilaterali III potrebbe spingere Bruxelles a limitare l’accesso svizzero al mercato unico digitale dell’UE e a imporre barriere regolamentari alle esportazioni svizzere — mosse che colpirebbero il personale internazionale e i programmi di trasferimento aziendale. Il dibattito è previsto proseguire fino a tarda notte, con le prime votazioni procedurali attese intorno alle 22:00. Anche se il Consiglio degli Stati raggiungesse un accordo, il più polarizzato Consiglio nazionale dovrà ancora approvarlo, e un referendum nazionale nel 2027 appare inevitabile. I responsabili della mobilità dovrebbero quindi prepararsi a un lungo periodo di incertezza politica, possibili nuovi costi di conformità (tassa sull’immigrazione) e regole divergenti sulla sicurezza sociale per i lavoratori distaccati.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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