
Il cruscotto aggiornato della Commissione Europea sui controlli temporanei alle frontiere Schengen, pubblicato il 4 ottobre, conferma che la Germania ha prorogato i controlli interni per altri sei mesi, dal 16 settembre 2026 al 15 marzo 2027. La misura riguarda esplicitamente i confini terrestri della Germania con nove paesi limitrofi, inclusi i 362 chilometri di frontiera con la Svizzera. Berlino giustifica l’estensione con l’elevato flusso di migrazione irregolare, la pressione sulle strutture di accoglienza e le reti di trafficanti che hanno deviato i loro percorsi attraverso l’Austria e i Balcani occidentali.
In pratica, i controlli significano che la polizia federale tedesca continua a effettuare verifiche a campione su treni, ai valichi autostradali e sulle strade secondarie in Baden-Württemberg e Baviera. Sebbene i viaggiatori con documenti validi UE/Schengen possano ancora attraversare liberamente, è consigliato portare con sé passaporto o carta d’identità nazionale e prevedere possibili ritardi.
Per le imprese svizzere, la principale preoccupazione riguarda l’impatto sui circa 65.000 frontalieri giornalieri che vivono nel sud della Germania e lavorano nei cantoni di Basilea Città, Basilea Campagna, Sciaffusa e Zurigo. Anche gli operatori logistici che trasportano merci urgenti dai poli industriali svizzeri verso la Germania segnalano rallentamenti sporadici, soprattutto ai valichi di Weil-am-Rhein/autostrada (A5) e Thayngen (A4).
I responsabili della mobilità dovrebbero informare il personale di tenere a portata di mano i documenti originali di residenza o permesso di lavoro e prevedere tempi supplementari per i viaggi verso gli aeroporti tedeschi in connessioni a lungo raggio. Le aziende che inviano tecnici in treno devono considerare che gli agenti della Bundespolizei hanno intensificato i controlli a bordo degli ICE e dei treni regionali tra Basilea SBB e Friburgo o Karlsruhe.
Secondo il Codice delle frontiere Schengen, la Germania deve giustificare ogni proroga come misura di ultima istanza e presentare valutazioni dettagliate dei rischi alla Commissione. Le autorità svizzere a Berna monitorano la situazione, ma hanno indicato che non sono previste misure di controllo reciproche. Tuttavia, se anche la Francia dovesse estendere i controlli oltre la scadenza attuale del 31 ottobre, gli esportatori svizzeri potrebbero trovarsi a fronteggiare un doppio rallentamento su due importanti vie terrestri verso il mercato unico europeo.
In pratica, i controlli significano che la polizia federale tedesca continua a effettuare verifiche a campione su treni, ai valichi autostradali e sulle strade secondarie in Baden-Württemberg e Baviera. Sebbene i viaggiatori con documenti validi UE/Schengen possano ancora attraversare liberamente, è consigliato portare con sé passaporto o carta d’identità nazionale e prevedere possibili ritardi.
Per le imprese svizzere, la principale preoccupazione riguarda l’impatto sui circa 65.000 frontalieri giornalieri che vivono nel sud della Germania e lavorano nei cantoni di Basilea Città, Basilea Campagna, Sciaffusa e Zurigo. Anche gli operatori logistici che trasportano merci urgenti dai poli industriali svizzeri verso la Germania segnalano rallentamenti sporadici, soprattutto ai valichi di Weil-am-Rhein/autostrada (A5) e Thayngen (A4).
I responsabili della mobilità dovrebbero informare il personale di tenere a portata di mano i documenti originali di residenza o permesso di lavoro e prevedere tempi supplementari per i viaggi verso gli aeroporti tedeschi in connessioni a lungo raggio. Le aziende che inviano tecnici in treno devono considerare che gli agenti della Bundespolizei hanno intensificato i controlli a bordo degli ICE e dei treni regionali tra Basilea SBB e Friburgo o Karlsruhe.
Secondo il Codice delle frontiere Schengen, la Germania deve giustificare ogni proroga come misura di ultima istanza e presentare valutazioni dettagliate dei rischi alla Commissione. Le autorità svizzere a Berna monitorano la situazione, ma hanno indicato che non sono previste misure di controllo reciproche. Tuttavia, se anche la Francia dovesse estendere i controlli oltre la scadenza attuale del 31 ottobre, gli esportatori svizzeri potrebbero trovarsi a fronteggiare un doppio rallentamento su due importanti vie terrestri verso il mercato unico europeo.
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